CORONAVIRUS: QUANDO LA FOBIA PER UNA MALATTIA DIVENTA RAZZISMO

IL VIRUS CHE HA MESSO IN ALLARME L’INTERO PIANETA HA FATTO EMERGERE UN ALTRO PROBLEMA DIFFICILE DA ESTIRPARE: PREGIUDIZI ED ESCLUSIONE VERSO LE COMUNITÀ CINESI CHE VIVONO IN ITALIA.

Nelle ultime settimane la diffusione di un nuovo ceppo di coronavirus, proveniente dalla Cina, ha messo in allarme l’intero pianeta. La malattia, che colpisce le vie aeree, sarebbe arrivata all’uomo attraverso i pipistrelli e il suo focolaio è stato identificato nella città di Whuan, provincia di Hubei. Secondo gli scienziati del Center for Systems Science and Engineering, i quali hanno creato una mappa online sempre aggiornata sulla diffusione del virus, nella provincia del focolaio ad oggi si contano 7.153 casi confermati, di cui 249 decessi.

L’allarmismo creatosi in così poco tempo porta però a un fattore rischioso, ovvero a molteplici casi di razzismo verso le comunità cinesi che abitano in tutto il mondo; può essere preso in esempio il caso dell’Italia: qui, soprattutto nelle grandi città, vivono molte persone di nazionalità cinese le quali possiedono attività commerciali e di ristorazione. Con la diffusione del virus, la paura di essere contagiati è diventata una vera e propria forma di razzismo che sta portando a evitare i luoghi gestiti o frequentati da persone di tale nazionalità. La questione si è ulteriormente aggravata dopo la segnalazione dei primi due casi di coronavirus in Italia: due turisti cinesi in vacanza a Roma avrebbero manifestato i sintomi del virus, confermato dopo gli accertamenti fatti in seguito al tempestivo trasporto in ospedale. Le autorità hanno attuato subito tutte le misure preventive sigillando e isolando la stanza dove i due turisti alloggiavano, e ripercorrendo i loro spostamenti nel territorio italiano.

La situazione di emergenza a livello mondiale è chiara: sono stati inviati comunicati stampa e diffuse le misure cautelari da adottare onde evitare di contrarre il virus, le quali spiegano anche come comportarsi nel caso in cui si dovessero manifestare i sintomi della malattia. Risulta dunque sufficiente seguire questi accorgimenti e soprattutto continuare a svolgere le proprie attività quotidiane senza farsi prendere dal panico; nonostante ciò, molti continuano a fomentare gesti di odio e razzismo soprattutto attraverso i social, discriminando le comunità cinesi. In questi giorni sono state diffuse bufale e notizie false, le quali avvertono di prestare attenzione quando ci si reca in negozi i cui proprietari provengono dalla Cina, o spingono le persone a evitare ristoranti dove si consumano sushi o altre pietanze tipiche. Tali notizie, frutto di disinformazione, contribuiscono a fomentare l’odio: il pesce utilizzato per preparare il sushi è controllato, il commesso cinese che serve nel negozio potrebbe essere residente in Italia da 10 anni, il bambino che va a scuola con i vostri figli potrebbe non aver mai visto la Cina perché nato e cresciuto in territorio italiano.

Le misure preventive da attuare sono altre, poche e semplici: lavare sempre le mani, prestare attenzione quando si starnutisce, esattamente quello che si fa per evitare una semplice influenza; razzismo ed esclusione non proteggono dal virus, servono solamente a suscitare un’avversione immotivata verso interi gruppi etnici.