I DISTURBI CORRELATI A SOSTANZE: ESORDIO, CARATTERISTICHE E TRATTAMENTI

ABSTRACT

Il presente articolo ha lo scopo di fornire una panoramica in merito ai disturbi correlati a sostanze (disturbi da uso e indotti da sostanze), in quanto tema e fenomeno di sempre maggiore rilevanza e diffusione nella società moderna. Nell’elaborato saranno fornite delle informazioni circa la definizione e le caratteristiche associate a questo insieme di disturbi e la diffusione di esso nella popolazione italiana. Verranno poi presentate le principali teorie ed ipotesi esplicative riconosciute riguardanti l’eziologia, i fattori di rischio e mantenimento di tale classe di disturbi (influenza genetica, sistemi cerebrali coinvolti, fattori cognitivi, stress, fattori sociofamiliari ed interazioni tra essi) ed infine i modelli di trattamento attualmente ritenuti più diffusi, validi ed attualmente in uso (ricovero, colloquio motivazionale, terapia cognitivocomportamentale, interventi sul contesto sociale e trattamenti di tipo biologico).

DEFINIZIONE E CARATTERISTICHE

I disturbi correlati a sostanze prevedono dieci tipi diversi di sostanze: alcol, caffeina, cannabis, allucinogeni, inalanti, oppiacei, sedativi, ipnotici e ansiolitici, stimolanti, tabacco. Seppur attraverso modalità di manifestazioni diverse, tutte le sostanze menzionate – se assunte in quantità eccessive – producono un’attivazione del sistema cerebrale coinvolto nei meccanismi di ricompensa talmente intensa da portare l’individuo a trascurare le normali attività.
Anche il gioco di azzardo viene incluso nella stessa categoria di disturbi – definiti “Disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction” dalla quinta edizione del DSM (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) – in quanto i comportamenti legati a questo sarebbero in grado di attivare sistemi di ricompensa simili per via di alcuni sintomi che sembrano essere comparabili a quelli coinvolti nel caso delle sostanze di abuso.

Disturbi da uso e indotti da sostanze

I disturbi correlati a sostanze si dividono in due gruppi: i disturbi da uso di sostanze e i disturbi indotti da sostanze. Il primo gruppo coinvolge tutte le sostanze menzionate precedentemente, ad eccezione della caffeina, ed è caratterizzato da sintomi a livello cognitivo, comportamentale (es. ricadute e comportamenti di carving, ossia di desiderio persistente ed irresistibile verso la specifica sostanza o altre con effetti simili) e fisiologico, i quali indicano come la persona continui ad utilizzare la sostanza nonostante i problemi ad essa correlati; inoltre, soprattutto nei casi di maggiore gravità, vi è una modificazione nei circuiti cerebrali che può persistere anche dopo la disintossicazione. Le caratteristiche del disturbo comprendono, nello specifico:

  • Assunzione della sostanza in dosi maggiori o per periodi più lunghi di quanto previsto
  • Desiderio persistente di ridurre o regolare l’uso della sostanza; possono essere riportati tentativi inefficaci di diminuire o interrompere l’uso
  • Molto tempo viene impiegato per procurare la sostanza, usarla o ristabilirsi dai suoi effetti
  • Desiderio intenso o irresistibile per la sostanza (craving)
  • Uso della sostanza in situazioni nelle quali è fisicamente pericoloso
  •  Uso continuo della sostanza nonostante ci sia consapevolezza di problemi causati o
    peggiorati dalla sostanza
  •  Bisogno di dosi maggiori di sostanza per ottenere l’effetto desiderato o effetto ridotto con dosi abituali (tolleranza)
  •  Sindrome che si verifica con calo di sostanza nel sangue e nei tessuti in una persona che ha mantenuto uso pesante e prolungato della sostanza (astinenza)

I disturbi indotti da sostanze comprendono invece l’intossicazione e l’astinenza. Nel caso specifico dell’intossicazione, la caratteristica comune a tutte le sostanze riguarda lo sviluppo di una sindrome reversibile dovuta all’assunzione recente della sostanza, con problemi che si sviluppano durante o dopo l’uso della sostanza; tale categoria di disturbi non riguarda il tabacco. L’astinenza invece prevede un cambiamento comportamentale problematico, associato ad aspetti fisiologici o cognitivi concomitanti, dovuto alla cessazione o riduzione dell’uso pesante e prolungato di una sostanza; la maggior parte delle persone con astinenza sente il bisogno di assumere nuovamente la sostanza per ridurre i sintomi.

DIFFUSIONE

L’utilizzo di sostanze in generale è solitamente maggiore tra i maschi, soprattutto per quanto riguarda la regolarità di assunzione. La cannabis sembra essere la sostanza maggiormente utilizzata, con una prevalenza superiore di circa cinque volte rispetto alle altre sostanze. L’eroina e gli altri oppiacei sembrano essere invece le droghe più dannose. Secondo quanto riportato dall’IPSAD nel 2017, si stima che in Italia circa una persona su tre (il 33,5%) della popolazione fra i 15 e i 64 anni abbia provato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita, percentuale che aumenta fino al 43% considerando la popolazione fra i 15 e i 34 anni.

Fattori di rischio e esordio

Tra i fattori di rischio coinvolti nello sviluppo di un disturbo correlato a sostanze troviamo:

  • Influenza genetica, in particolare geni che riguardano lo sviluppo cerebrale; studi che riguardano l’ereditabilità dei disturbi riportano una percentuale del 51-73% per quanto riguarda l’alcol, dello 0-60% nel caso del tabacco, 30-80% per la cannabis e 30-50% per stimolanti, oppiacei, sedativi e psichedelici. Non sembra esserci, comunque, un unico gene responsabile della dipendenza;
  • Sistemi cerebrali, che hanno un’influenza sul tipo di risposta evocata da una sostanza; importanti in questa circostanza sembrano essere i circuiti di ricompensa (attivati da sostanze stimolanti), quelli coinvolti nelle risposte di ansia e minaccia (inibiti dagli ansiolitici), quello di controllo cognitivo e le loro interazioni. Studi specifici hanno permesso di scoprire che, quando le persone assumono alcol, anfetamine o cocaina, il  sistema legato alla ricompensa si attiva e rilascia una sostanza, producendo una sensazione di euforia, maggiore energia e stato d’animo positivo. Le persone sembrerebbero comunque avere dei gradi di sensibilità diversi rispetto agli effetti di determinate sostanze e gli individui più sensibili parrebbero essere quelli che presentano una maggiore reazione emotiva di paura di fronte ad uno stimolo potenzialmente minaccioso. Inoltre, è importante considerare i benefici secondari che l’uso delle sostanze procurano alle persone: per esempio, potrebbero esserci casi in cui l’esposizione a situazioni sociali sia facilitata oppure vi sia una diminuzione di stati ansiosi, un aumento di sensazioni positive e di alcune capacità cognitive;
  • Fattori cognitivi, attraverso i quali si apprendono gli effetti delle sostanze e vengono formate delle aspettative rispetto a questi (anche in maniera indiretta, per esempio attraverso le informazioni diffuse dai mass media), le quali influenzano la scelta dell’individuo di continuare ad assumere la sostanza. Un altro fattore sembrerebbe essere anche la percezione di autoefficacia, ossia la misura in cui un individuo crede di poter affrontare le situazioni che rappresentano una sfida senza dover far uso di una sostanza o la convinzione di riuscire a rifiutare la sostanza quando viene offerta: le perone che mostrano un minor grado di autoefficacia, infatti, sarebbero maggiormente esposte ad un rischio di sviluppare problemi correlati a sostanze;
  • Stress, al quale l’esposizione precoce pare possa aumentare la vulnerabilità a sviluppare un uso non adeguato delle sostanze; inoltre, lo stress potrebbe essere il fattore che provoca una ricaduta in persone che hanno raggiunto la remissione dei sintomi di abuso;
  • Fattori sociofamiliari: le differenze culturali rispetto all’uso delle droghe e alle risposte a queste possono essere enormi. Per esempio, nelle regioni in cui vengono coltivate eroina e cocaina, i tassi di abuso sono minimi rispetto all’Europa. È stata avanzata l’ipotesi secondo cui la cultura capitalista, individualista e competitiva possa costituire un fattore di rischio per l’abuso di droghe. Inoltre, sembra che gli individui che sono maggiormente a rischio di abuso di sostanze siano gli adolescenti, le persone con scarse risorse economiche e che vengono marginalizzate, quelle private dei diritti, gli uomini e persone con un livello scolastico basso. La religiosità, invece, sembrerebbe essere un fattore di protezione. Importante è anche il ruolo svolto dalla famiglia e dai coetanei, soprattutto per quanto riguarda l’alcol, il tabacco e alcune droghe illegali. Un altro aspetto da non trascurare è la propensione ad affrontare i problemi facendo uso di droghe e, quindi, evitandoli;
  • Interazioni tra diversi fattori: il processo che porta allo sviluppo di un disturbo è, la maggior parte delle volte, dovuto a molteplici fattori che interagiscono tra loro e influiscono sulla vita delle persone

Trattamenti Disponibili

Sono molti i tipi di trattamento attualmente disponibili. Nei casi di dipendenza fisica grave da sostanze, il trattamento può iniziare con un periodo di ricovero finalizzato alla disintossicazione e la relativa gestione a livello medico dell’astinenza.
Poiché molte volte le persone che soffrono di un disturbo correlato all’uso di sostanze negano il loro problema, non cercano aiuto per un cambiamento: il primo passo per un trattamento quindi è il colloquio motivazionale, attraverso il quale viene esplorata e risolta l’ambivalenza dell’individuo tra il proseguire o interrompere l’assunzione della sostanza, con l’obiettivo del riconoscimento da parte dell’individuo di avere un problema e di aver bisogno di un aiuto (alcune ricerche hanno dimostrato che se una persona non è disposta a cambiare, i risultati di una terapia non saranno soddisfacenti), aumentando in questo modo la collaborazione. Il colloquio motivazionale può essere utilizzato come unico trattamento o come intervento preliminare ad un altro tipo di terapia, caso in cui risulta essere più efficace.
La terapia cognitivo-comportamentale è un trattamento psicologico che enfatizza il ruolo giocato dalle aspettative circa gli effetti della sostanza e dell’autoefficacia come fattori che possono contribuire all’abuso di una sostanza: per questo motivo, la terapia consiste nell’aiutare l’individuo a valutare in maniera critica le proprie aspettative e raccogliere dati che le contraddicono. Le aspettative di autoefficacia sono rinforzate dall’apprendimento di abilità specifiche, utili a rifiutare la sostanza quando viene offerta, ed altre strategie che permettono alla persona di sentirsi capace di affrontare le difficoltà della vita senza dover ricorrere all’assunzione di sostanze. Inoltre, considerate le numerose ricadute (che sono considerate episodi dai quali è possibile recuperare e attraverso cui si possono imparare nuove abilità), vengono insegnate agli individui delle tecniche di prevenzione.
Un altro tipo di intervento rivolge l’attenzione al contesto sociale: infatti, l’ambiente in cui la persona vive (comportamento e stile comunicativo di famiglia ed amici) viene analizzato per comprendere se ed in quale modo contribuisca al mantenimento del disturbo. Il trattamento è volto in questo caso ad individuare le risorse che possono motivare il paziente e promuovere il cambiamento: a volte, ad esempio, può essere valutata la possibilità di fare affidamento sui familiari della persona per garantire l’aderenza al trattamento.
Oltre ai trattamenti psicologici, sono disponibili molti interventi di tipo biologico: le terapie avversive, per esempio, prevedono la somministrazione di una sostanza che provoca effetti negativi nel caso in cui la persona assuma la sostanza oggetto di abuso; i trattamenti con farmaci antagonisti, invece, agiscono bloccando gli effetti piacevoli derivanti dalla sostanza e talvolta riducono la sensazione di bisogno di questa. La terapia sostitutiva con agonisti, infine, consiste nella somministrazione di una sostanza con composizione chimica simile alla sostanza d’abuso, ma con meno rischi per la salute, con l’obiettivo di ridurre i danni.
I farmaci possono essere utilizzati anche per gestire i sintomi dell’astinenza durante il processo di disintossicazione da una sostanza.
I trattamenti descritti non si escludono vicendevolmente: la loro efficacia, al contrario, sembra essere maggiore quando vengono utilizzati in combinazione 

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