manuele battistini - internet addiction e le sue forme MAYBEMAGAZINE

INTERNET ADDICTION E LE SUE FORME

ABSTRACT

ITA – In questa ricerca viene illustrato il tema dell’internet dipendenza, nota come IAD termine coniato dal medico statunitense Ivan Goldberg nel 1995. Il tema suscita, nella storia, un
notevole interesse da parte di studiosi di tutto il mondo e troviamo tra gli autori di spicco la dottoressa psicologa americana Kimberly S. Young che nel 1995 ipotizza l’esistenza di un disturbo psicopatologico legato all’eccessivo utilizzo di internet che la portò a fondare il primo centro che trattava l’internet addiction disorder: il Center for Internet Addiction, nel 1997 diede il primo riconoscimento ufficiale all’ IAD durante il 104.mo meeting del
American Psychological Association, proponendo i criteri diagnostici del disturbo e nel 1998 individua 5 tipologie specifiche dell’ IAD a seguito dello studio “ Internet Addiction: The Emergence of New Clinical Disorder”. Mentre, invece, in Italia fu lo psichiatra Tonino Cantelmi a diagnosticare per primo alcuni disturbi legati all’abuso di internet nell’anno 1998 su 4 pazienti, introducendo di seguito il termine IPR ( Internet Related Patology) descrivendo di conseguenza il fenomeno pubblicando un articolo su Psicologia
Contemporanea nel 1998. Fino ad arrivare all’apertura del primo ambulatorio italiano, nel 2009, specializzato sull’internet dipendenza guidato dallo Psichiatra Federico Tonioni presso il policlinico A. Gemelli. In questo scritto inoltre vengono raccolte, allo scopo di portare il lettore ad una maggiore comprensione del fenomeno, anche le tipologie e le sfumature dell’ IAD conosciute grazie agli studi effettuati nel corso del tempo dall’avvento
del World Wide Web, le quali: La Cyber-Relational Addiction, la Net-Compulsions, l’information-Overload, la Cybersexual-Addiction e la Computer-Addiction.

ENG – This study shows the internet addiction, known as IAD, term coined by Dr Ivan Goldberg in 1995. This subject has aroused interest of many researchers all over the world, among them Dr Kimberly S.Young, an American psychologist who, in 1995, assumed the existence of a psychopathological disorder linked to the excessive use of the internet and founded the first centre for Internet Addiction in 1997. During the 104th American Psychological Assiciation meeting, IAD was recognised, proposing the diagnostic guidelines of this disease and, in 1998, located 5 types of IAD following “The Internet Addiction:the Emergence of New Clinical Disorder” study. In Italy, in 1998, psychiatrist Tonino Cantalemi was the first who diagnosed in 4 subjects some disorders linked to
internet abuse, introducing the IPR (internet related pathology) term, describing this phenomenon in the “Psicologia Contemporanea” issue in 1998.

In 2009 the first Italian surgery was open and was specialised in internet addiction under the management of psychiatric Federico Tonioni from Policlinico A. Gemelli.
Some types and aspects of IAD are showed in this study in order to give some more awareness about this phenomenon, thanks to studies carried out after the origin of the World Wide Web, such as”Cyber-Relational Addiction”; “Net-Compulsions”; “Informationoverload”; “Cybersexual-addiction”; “Computer-addiction”.

INTRODUZIONE

La rete internet è divenuta nel tempo uno strumento che regolarmente e quotidianamente utilizziamo, il suo impiego è dei più vari: come uno spazio di svago, come fonte di informazione e di studio, di socializzazione, può essere utilizzato per lavoro o per svolgere pratiche burocratiche personali o ancora per trovare la propria anima gemella e lontani amici che non sentivamo da tempo. Il web, però, oltre ad offrire una vasta piazza di opportunità e facilitazioni riserva un “effetto collaterale” correlato al modo in cui viene utilizzato e al tempo che ci trascorriamo, lasciandoci di conseguenza intrappolare in una nuova forma di dipendenza o nota anche come dipendenza senza sostanza: l’Internet Addiction Disorder (IAD) in italiano dipendenza da internet o Internet dipendenza.

LE TIPOLOGIE DELL’INTERNET ADDICTION DISORDER

A seguito delle sperimentazioni svolte nel corso del tempo, possiamo arrivare alla conoscenza di cinque principali tipologie di Internet Dipendenza che a sua volta, alcune di esse, contengono diverse diramazioni specifiche. Tra le principali forme di IAD possiamo
trovare: la Cyber-Relational Addiction, la Net-Compulsions, l’Information-Overload, la Cybersexual-Addiction e la Computer-Addiction.

ORIGINE E STORIA

Il temine Internet Addiction Disorder (IAD) venne coniato dal medico psichiatra statunitense Ivan Goldberg che nell’anno 1995 propose l’introduzione della dipendenza all’interno del manuale statistico-diagnostico dei disturbi psichiatrici (DSM) e diffuse in rete un questionario di autovalutazione allo scopo di individuare eventuali disturbi da abuso di Internet, nonostante il medico statunitense avesse intenzioni ironiche e provocatorie, con lo sviluppo del World Wide Web le problematiche legate alla rete Internet suscitarono un grande interesse da parte degli esperti accendendo confronti e discussioni sulla veridicità o meno dell’esistenza di questa nuova psicopatologia. Nel medesimo anno la psicologa Americana e docente dell’University of Pittsburgh at Bradford Kimberly Young ipotizzò, anch’essa, l’esistenza di un disturbo psicopatologico legato all’eccessivo utilizzo di Internet e di conseguenza fondò il primo centro che trattava l’internet dipendenza, il Center for Internet Addiction. Nell’anno 1996 la Dottoressa K. 

Young diede il primo riconoscimento ufficiale al “disturbo, proponendo i criteri diagnostici nel corso di un suo intervento al 104.mo meeting annuale della American Psychological Association, che in quell’anno si tenne in Canada. Nell’anno 1998, la Dottoressa K. Young

individuò 5 specifiche forme di Internet Addiction Disorder a seguito di uno studio denominato “Internet Addiction: The Emergence of New Clinical Disorder” che venne svolto mediante la somministrazione di un questionario, che la psicologa riadattò prendendo come modello il questionario psicodiagnostico per la diagnosi della Dipendenza da gioco d’azzardo patologico (GAP), su un campione di 496 soggetti, di cui 396 sono risultati “Dipendenti” mentre soltanto 100 soggetti sono risultati “non Dipendenti”. Le analisi qualitative, inoltre, suggerirono alcune differenze significative tra i due gruppi di soggetti inerenti alle sfere comportamentale e funzionale come l’applicazione della rete, la modalità di utilizzo e il tempo trascorso on-line, ciò porto la Dottoressa K. Young a perfezionare il questionario che divenne quello che oggi è conosciuto come L’ IAT (Internet Addiction Test). Un altro studioso, Viktor Brenner, nell’anno 1996 condusse
un’inchiesta online l’ “Internet Usage Survey” su un campione di 185 soggetti e l’autore ebbe come risultato che l’80% degli intervistati presentava almeno cinque dei segni d’interferenza dell’uso di internet nel funzionamento della vita quotidiana tra cui la difficoltà di gestire il tempo trascorso on-line, la perdita del sonno e il mancato consumo dei pasti3. Nel 2013 venne mossa la proposta di classificare tra i disturbi patologici l’“Internet Gaming Disorder” all’interno del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder – Fifth Edition (DSM-5), però tale proposta prima della sua validazione necessita di ulteriori ricerche e studi sperimentali. Diversi studiosi a seguito della richiesta di
classificazione nel DSM-5, nonostante l’evidenziazione della similitudine tra la sintomatologia dell’IAD e il GAP, si discostano dal riconoscimento di tale dipendenza affermando che non può essere classificata come disturbo psichiatrico, ma piuttosto deve essere considerata come un sintomo psicologico che può emergere da differenti quadri psicopatologici 4.

L’INTERNET DIPENDENZA IN ITALIA

Nella realtà del nostro paese fu lo psichiatra Tonino Cantelmi a diagnosticare per primo dei disturbi da abuso di internet in quattro suoi pazienti nel 1998 da cui introdusse l’espressione IPR (Internet Related Patology), successivamente pubblica un articolo su Psicologia Contemporanea, sempre nel 1998, in cui descrive il fenomeno dell’Internet Dipendenza, già conosciuto in America dal 1995 e formula le prime ipotesi definendo l’abuso di internet come una “Dipendenza Concreta che provoca problemi sociali e relazionali” che saranno la base per la costruzione e la validazione scientifica dell’UADI 5 (Uso, Abuso e Dipendenza da Internet) ovvero il suo strumento diagnostico dell’Internet Dipendenza.6 Lo psichiatra suscita una forte attenzione mediatica e ciò porta all’avvicinamento di numerosi studiosi e ricercatori Italiani, al tema della Dipendenza da Internet. Tra gli studiosi del nostro paese che si sono progressivamente interessati al tema
troviamo anche lo psichiatra Vincenzo Carretti, il quale nel 2000 afferma che la dipendenza dal computer patologica è solamente la prima fase di una problematica più grave, infatti lo psichiatra parla di uno stato dissociativo simile a quella del sogno e dopo un lungo collegamento in rete si presentano alterazioni temporanee dello stato di coscienza, unadepersonalizzazione e la temporanea sostituzione della propria identità con un identità alternativa questo perché alcune delle caratteristiche della rete Internet è appunto la possibilità di anonimato e la non presenza dei vincoli spazio-temporali, queste tipologie di esperienze di visione onirica seducono il soggetto fino al punto in cui viene perso il controllo di sé e della situazione. Nel 2009 sorge il primo ambulatorio ospedaliero 7 specializzato nell’Internet Dipendenza all’Ospedale Policlinico Universitario Agostino Gemelli , guidato dallo psichiatra Federico Tonioni che pone particolare attenzione agli 8 adolescenti e alle loro famiglie. Il medico, infatti, sostiene che i ragazzi trascorrono on-line tutto il tempo disponibile e nella maggior parte dei casi abbandonano la loro carriera scolastica, presentando, poi, stati dissociativi inizialmente rispetto al corpo inteso fisicamente e dopo a carico della propria identità. Nel Marzo 2014 in Italia, a Milano, si 9 tenne inoltre il primo Congresso Internazionale sull’ “Internet Addiction Disorder” dove decine di esperti e studiosi provenienti da tutto il mondo hanno definito gli aspetti epidemiologici, patogeni, diagnostici e terapeutici dell’Internet Dipendenza. 10

La Cyber-Relational Addiction

Anche nota come Dipendenza da “cyber-relazione” o da relazioni virtuali la “CyberRelational Addiction” è la tendenza da parte dei soggetti di instaurare le principali relazioni di tipo amicale e/o amorosa mediante Internet. I soggetti appartenenti a questa categoria
risultano eccessivamente coinvolti nelle relazioni on-line, che diventano di primaria importanza e solitamente questo loro atteggiamento li allontana progressivamente dalla realtà circostante, infatti si possono presentare situazioni in cui si creano delle fratture nei rapporti con la famiglia o con gli amici, infatti tendono a isolarsi e a rinchiudersi all’interno di un mondo parallelo popolato di identità distorte e costruite. I “cyber relational addicts” in genere trascorrono la maggior parte del loro tempo all’interno dei Social Network System, chat, forum e fanno un utilizzo massiccio delle e-mail.11

La Net-Compulsion

In questa categoria possiamo trovare collocati tutti quei soggetti che fanno un uso di internet in modo compulsivo. All’interno di questa macro categoria possiamo trovare tre diverse tendenze a cui i soggetti aderiscono: il gioco d’azzardo patologico (GAP) chiamato
anche Gambling online, il trading online, lo shopping e le aste online. Analizzando il Gambling potremo subito notare alcuni fattori aggravanti in più rispetto al classico GAP, perché avendo la possibilità di scommettere online, il giocatore può comodamente
accedere ai casinò online o ai siti di scommesse da casa in qualsiasi momento e a qualsiasi orario così da prolungare la permanenza degli scommettitori in queste tipologie di siti web.
La possibilità di fare Gambling online garantisce la privacy del soggetto e un minor rischio di essere esposto al giudizio altrui e la possibilità di nascondere le eventuali perdite ai propri cari. Infine, ma non per importanza, scommettendo online e in solitudine comporterà un ritardo nella presa di coscienza della persona in merito all’esistenza di un disturbo, perché sarà evitato il confronto con la realtà in modo diretto. Il Trading Online 12 compulsivo ad oggi risulta un fenomeno poco conosciuto, infatti risulta difficile per i dati clinici di cui siamo a conoscenza tracciare un vero e proprio profilo del Trader Compulsivo (giocatore di borsa), in tal caso possiamo dire che la differenza dal GAP è minima per quanto riguarda le modalità d’azione del “Giocatore”, la differenza sta nell’assenza di presa di coscienza da parte del Trader dell’esistenza del disturbo, perché in caso di perdita a seguito di diversi investimenti, somme di denaro cospicue o modalità di gioco rischiose e continuative esso non verrà considerato un giocatore patologico ma anziché solamente un investitore che ha sbagliato un investimento o cerca di far rientrare gli investimenti piazzati.13-14 Lo shopping da sempre è un atto di gratificazione, è un ottimo strumento per cambiare l’ umore a seguito di una brutta giornata, darsi piacere facendoci un regalo. Ma nonostante gli effetti benefici di suddetta azione, alla perdita del controllo il soggetto adotta un comportamento compulsivo definito patologicamente come “sindrome da
shopping compulsivo”. La possibilità di accedere agli e-commerce da casa o dallo smartphone e la possibilità di acquistare in ogni momento della giornata funge da amplificatore del disturbo perché per acquistare basta solamente un click, la merce viene ricevuta direttamente a casa, la possibilità di pagare con vari mezzi di pagamento, è possibile reperire oggetti rari, viene evitata l’intermediazione umana ed è possibile
partecipare ad aste online e quindi la possibilità di reperire oggetti a prezzi ribassati, tutto ciò va a rafforzare la sindrome da shopping compulsivo. 15

L’Information-Overload

L’information Overload (in italiano “sovraccarico cognitivo”) è la ricerca compulsiva di informazioni all’interno del Work Wide Web, infatti grazie all’arricchimento dei dati presenti nella rete si è creata una nuova tipologia di comportamento ossessivocompulsivo che porta i soggetti che rientrano in questa addiction a trascorrere la maggior parte del loro tempo alla ricerca di informazioni nel web e all’organizzazione di esse, tale comportamento in molte situazioni comporta l’insorgere di difficoltà relazionali e la riduzione del rendimento lavorativo. – Questa teoria viene confermata anche da una 16 17 ricerca dal titolo “Glued to the screen: An investigation into information addiction in the UK and worldwide” svolta nel 1997 da Griffiths a Londra, basata su un campione di 1000 persone provenienti dal Regno Unito, dagli USA, da Hong Kong, dalla Germania e da Singapore ed essa ottenne un interessante risultato: il 54% dei soggetti sostenne di provare una forte eccitazione quando riusciva a trovare ciò che stava cercando e il 50% di essi passava una grande quantità di tempo nella ricerca di quelle informazioni online.18

La Cybersexual-Addiction

La dipendenza cybersessuale è una delle forme di IAD più diffuse e possiamo suddividerla in “ dipendenza da cyber pornografia” e “dipendenza da sesso virtuale”. Il soggetto dipendente da pornografia online è colui che adotta un comportamento compulsivo nella ricerca di materiale pornografico nella rete che conseguentemente porta il soggetto ad appagare il suo bisogno sessuale, appunto, prendendo visione dei video e delle foto reperite nella rete. Il “cyber porn addicted” a fronte del suo comportamento risulterà incapace di controllare o limitare il reperimento di materiale pornografico che gli apporti eccitazione e questo materiale prende il controllo delle sue fantasie alimentando delle immagini stereotipate, rendendolo incapace di immaginare, di conseguenza è facile che provi senso di colpa, vergogna e repulsione verso se stesso provocando delle problematiche nell’instaurare delle relazioni nella vita reale e in alcuni casi anche la difficoltà di portare a termine un atto sessuale con un partner reale sviluppando una vera e propria semi – impotenza o impotenza totale. Infine questa compulsione consumata in solitudine intacca i rapporti di coppia perché, in questi casi, l’autoerotismo, visionando immagini e video reperiti e ricercati ossessivamente sul web può tendenzialmente far si che la persona idealizzi il partner come un “corpo pornografico” avendo così una diminuzione del desiderio sessuale verso di esso. Prendendo in esame la dipendenza da sesso virtuale 19
possiamo accingere al profilo del soggetto “addicted” tracciato dalla psicologa K.S.Young: “ Il soggetto si dedica in modo sempre più compulsivo all’uso di internet per trovare un partner […] fino a considerare l’eccitazione che ne deriva come forma primaria di gratificazione sessuale, e fino a ridurre l’investimento sul partner reale. Inoltre il disagio scaturito dalla dipendenza porta il soggetto a nascondere le proprie relazioni virtuali agli altri, provando sentimenti di colpa o vergogna. ”20 Possiamo evincere dalle parole dell’ autrice che le sensazioni e le emozioni provate da questa tipologia di soggetti dipendenti sono molto simili alla “cyber-porn addiction”, ma la modalità di azione si differenzia perché in questo caso il comportamento compulsivo non è nella ricerca di materiale pornografico ma nell’instaurazione di rapporti sessuali con altri soggetti conosciuti e ricercati online, ad esempio attraverso l’utilizzo di chat erotiche oppure attraverso lo scambio di mail. I cyber-sex vivono nell’ossessione di pensieri sessuali e fantasie che cercano di soddisfare online. 

La Computer-Addiction

In questo caso stiamo parlando della dipendenza da video – games, come possiamo facilmente intuire si tratta di quei soggetti che abusano e utilizzano in maniera deviante i video – games.

Questa categoria risale prima dei vari studi effettuati all’avvento del World Wide Web, infatti alcuni studiosi, negli anni ottanta, iniziarono ad allarmarsi quando nei calcolatori delle istituzioni pubbliche gli impiegati, invece di adempire ai propri impegni lavorativi, passavano la maggior parte del loro tempo a giocare al “solitario” o al videogame del “campo minato”. A seguito dello sviluppo tecnologico e all’avanzamento di nuove tipologie di “gaming” basate sull’utilizzo di Internet, nascono videogame che permettono l’interazione di un numero illimitato di “players” in tempo reale, nello specifico gli “MMORPGs” (Massively Multi-Player Online Role Playing Games) e i
“MUD” (Multi-User Domain Games) 21, entrambe le tipologie fanno parte della categoria dei giochi di ruolo dove il giocatore partecipa, mediante la creazione e la scelta di un personaggio, ad una realtà virtuale parallela in cui gli scenari sono molto simili a quelli della realtà. Possiamo intuire che queste tipologie di games sono particolarmente seduttive, infatti possono indurre il soggetto ad allontanarsi dalla realtà e progressivamente ad identificarsi con il loro alter-ego che attribuiscono al loro personaggio nel videogame. La psicologa K.S. Young traccia il seguente profilo: “ L’utilizzare il computer per giochi virtuali, soprattutto giochi di ruolo, in cui il soggetto può costruirsi un’identità fittizia. Il soggetto può avere un’identità parallela: o esprimersi liberamente per ciò che è, grazie all’anonimato, oppure “indossare”, proprio come una maschera, delle nuove identità. ” 22
Questa definizione ci porta a comprendere che i giocatori dipendenti sono soggetti che vivono una profonda solitudine e un’ identità confusa costruita sulla base dell’esperienza di gioco online, infatti passano molte ore connessi e solitamente manifestano dei sintomi di
astinenza quali irritabilità e irrequietezza quando sono “offline”, infatti lo psichiatra italiano T. Cantelmi definisce questo fenomeno come “ un’esperienza molto prossima alla dissociazione dell’identità ”. – 23 24

Bibliografia & Sitografia

1 Cantelmi T, Talli M, Internet Addiction Disorder, in . Psicologia Contemporanea 1998
2 Kimberly S. Young, CyberPsychology & Behavior, 1998.
3 T. Cantelmi, La pietra della follia. Nuove frontiere della psicologia contemporanea, 2016
4 Fiumana, Moschetti, Alimonti, Corvino, Distefano, Tonioni, Dipendenza da internet e alessitimia: un’ipotesi di associazione e osservazione sperimentale, in Dipendenze Patologiche, volume 6, settembre- dicembre 2011.
5 Cantelmi T, Talli M, Internet Addiction Disorder, in . Psicologia Contemporanea 1998
6 Cantelmi T., Talli M., Del Miglio C., Talli M., D’andrea A., Internet Related Psychopathology: primi dati sperimentali, aspetti clinici e note critiche, in Journal of Psychopathology, 2000.
7 Caretti, 2000
8 https://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_dicembre_17/internet-addiction-ambulatorio- gemelli-1902573309568.shtml
9 https://www.huffingtonpost.it/2013/10/14/dipendenza-internet–gemelli-cura-tonioni_n_4095506.html
10 http://www.escteam.net
11 Caretti, V., Barbera, D., Le Nuove Dipendenze: Diagnosi e Clinica, Carocci, 2009
12 Young, K., Pistner, M., O’Mara, J., Buchanan, J., Cyber-disorders: The Mental Health Concern for the New Millenium, in CyberPsychology & Behavior
13 Kimberly S. Young in CyberPsychology & Behavior, vol. 1, no 3, 1998-01
14 Daniele La Barbera, 2009
15 Lejoyeux et al., 2002
16 Cantelmi, Talli, Toro, M.B. e Violo, Avatar. Dislocazioni mentali, personalità tecno-mediate, derive autistiche e condotte fuori controllo, Edizioni scientifiche Ma.Gi. srl, 2010.
17 Kimberly S. Young, in CyberPsychology & Behavior, vol. 1, no 3
18 Griffiths, M.D. (1997). Glued to the screen: An investigation into information addiction in the UK and worldwide. London: Reuters
19 Umberto Galimberti. Lemma “Psichismo da difesa”, in Dizionario di psicologia. Torino, UTET, 1992
20 Kimberly S. Young, Internet Addiction: The Emergence of New Clinical Disorder, 1998
21 Sunny R. Duerr, Identifying video game addiction in players of mmorpgs, su PsycEXTRA Dataset, 2010
22 Kimberly S. Young, Internet Addiction: The Emergence of New Clinical Disorder, 1998
23 Cantelmi T, Talli M, Internet Addiction Disorder, in . Psicologia Contemporanea 1998
24 Cantelmi, Talli, Toro, M.B. e Violo, Avatar. Dislocazioni mentali, personalità tecno-mediate, derive autistiche e condotte fuori controllo, Edizioni scientifiche Ma.Gi. srl, 2010

 

 

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