RELAZIONI VIOLENTE: MECCANISMI E ASPETTI PSICOLOGICI

GLI ASPETTI PSICOLOGICI DELLE RELAZIONI DI COPPIA VIOLENTE

Il tema della violenza è un tema molto complesso e delicato, esistono diverse forme e diversi casi di violenza, per cui è molto importante cercare di capire quali sono gli aspetti psicologici delle relazioni di coppia violente (uomo che agisce la violenza su una donna che la subisce).

Questo tema risulta così complesso poiché non esistono cause specifiche d’insorgenza della violenza, che siano uguali per tutti i casi. Ogni situazione e relazione è a se stante, determinata dal fatto che ogni persona è unica e diversa e, dunque, possono insorgere motivi diversi per avviare questo circolo di aggressività, sia fisica che mentale. Tuttavia, bisogna sottolineare il fatto che, in tali situazioni, entrino in gioco delle dinamiche relazioni piuttosto comuni e che si presentano in tutte le relazioni violente, caratterizzandone gli effetti sulla vittima e gli atteggiamenti dell’aggressore.

Caratteristiche psicologiche di chi agisce violenza

Nella maggior parte dei casi, gli autori di violenza possono avere avuto una relazione pregressa con le vittime (i cosiddetti “ex”), oppure possono avere una relazione in corso ed essere i partner attuali. Un uomo violento è violento, a prescindere dall’età, dal lavoro, dall’appartenenza etnica o religiosa; non sono (ancora) scientificamente validati dei fattori predisponenti e favorenti l’essere violento. Il dato importante (e preoccupante) è che solo una bassa percentuale di questi uomini è affetta da psicopatologie conclamate; nella maggior parte dei casi, a generare violenza sono delle cause psicologiche.

Da un punto di vista psicologico, infatti, gli uomini violenti sono labili emotivamente, passano facilmente da uno stato emotivo ad un altro, hanno difficoltà nel controllo degli impulsi e nel contenimento delle frustrazioni. Non riescono a sopportare e a trovare una soluzione ai propri stati emotivi negativi e alle frustrazioni apportate dall’esterno…superata la soglia massima, diventano improvvisamente e drammaticamente violenti. Gli uomini violenti hanno un continuo e persistente bisogno di attenzione e ammirazione da parte della partner; hanno bisogno di sentirsi perennemente ammirati, desiderati e adorati. La percezione dell’indifferenza o del rifiuto da parte delle loro donne sono motivo di una lacerazione profonda nel loro ego, di un dolore talmente forte da innescare una reazione di rabbia e di violenza incontrollabile.
Dunque, si capisce bene che sono uomini che non hanno gli strumenti per gestire i conflitti, le frustrazioni; non sanno come poter trovare un compromesso. Per questo motivo, la scelta della partner ricade su quelle donne dai tratti dipendenti, accudenti e fragili. I figli nati da questo tipo di relazione crescono in un ambiente instabile, ostile, in cui viene trasmessa l’errata convinzione che nel mondo vige un’unica gerarchia: colui che comanda e colei che subisce. I figli maschi vengono considerati come i prossimi e gli unici detentori del potere, mentre le figlie femmine vengono educate ad essere soggetti inferiori, debitrici agli uomini, e costrette a subire e a sottomettersi.

Il meccanismo della violenza

L’uomo, per accrescere il suo potere all’interno della relazione violenta, adotta due strategie:

  1. L’ISOLAMENTO, cioè fa in modo che la donna rimanga isolata e si allontani da tutte le sue reti familiari, amicali e lavorative;
  2. IL CONTROLLO, ovvero controlla qualsiasi cosa la donna faccia.

Questo meccanismo violento viene innescato e autoalimentato da un atto quotidiano che, pur essendo banale, come il non rispondere ad una chiamata al cellulare oppure il non aver preparato per cena il piatto preferito del marito, innesca nell’uomo violento una reazione esagerata.

La ciclicità con cui va avanti tale meccanismo, in cui il partner alterna momenti d’affetto alla violenza, è ciò che rende molto difficile alla donna uscire dalla relazione.

Caratteristiche della relazione violenta

La prigionia domestica ha delle peculiarità che la rendono molto insidiosa: la vittima, infatti, non è imprigionata in modo improvviso e brutale, ma gradualmente, attraverso una sorta di “bombardamento affettivo”, fatto di lusinghe e dichiarazioni d’amore. Inizialmente, la donna apprezza, o comunque tollera, il corteggiamento insistente e le attenzioni possessive del partner, interpretandoli come segni di un amore appassionato, così è portata a minimizzare o giustificare i suoi aspetti violenti, che si vanno palesando in modo sempre più chiaro. Nel frattempo, la vittima ha ceduto al partner sempre più controllo sulla sua vita, isolandosi dal resto del mondo. Nel momento in cui la vittima tenta di fuggire, spesso è persuasa a tornare a casa con richieste di perdono, dichiarazioni d’amore e promesse di cambiamento. L’aggressore tende a responsabilizzarla, facendo appello ai valori dell’unità familiare o al suo senso di colpa, dichiarando che lei è l’unica che può salvarlo, che può far cessare ogni violenza. Ed è qui che scatta una sorta d’inversione del potere: per un attimo la donna si sente potente, mentre lui si mostra accondiscendente e sottomesso. In realtà, l’intensità della possessività e del controllo rimane la stessa, e non appena il carnefice riprende il pieno dominio sulla sua vittima, le violenze ricominciano.
Quello che si crea è una situazione di profondo invischiamento e di continua manipolazione del legame. Tale situazione è proprio ciò che rende difficile alla donna di vedere la propria relazione da una prospettiva più ampia e di realizzare la distruttività e la violenza intrinseca alla stessa. A volte ci si arriva a causa di un episodio particolarmente violente, oppure “semplicemente” per stanchezza ed esasperazione. Spesso risulta difficile chiedere aiuto proprio perché, facendo entrare un’altra persona all’interno di tale realtà violenta, significa essere disposti ad affrontare un distacco. Ed arrivati a questo punto, è proprio il distacco il percorso più arduo da intraprendere.

Gli effetti della violenza sulla donna

Il maltrattamento provoca nella donna la perdita del suo punto di vista sul mondo e su se stessa. È uno degli effetti della violenza più deleteri e ci aiuta a capire il perché le donne hanno difficoltà a troncare la propria relazione violenta. La donna non pensa più con la sua testa, ma pensa come l’uomo vuole che lei pensi e soprattutto pensa a come evitare di farlo arrabbiare. Nel momento in cui la donna perde il proprio punto di vista, perde se stessa e diventa molto insicura. Tuttavia, questa perdita è la condizione necessaria per poter sopravvivere all’interno della relazione violenta. È come se la donna si annullasse come persona. Chi è vittima di violenza manifesta diversi sintomi tra cui: perdita di fiducia e autostima, sensazione di impotenza, disturbi del sonno e incubi, ansia, depressione, difficoltà di concentrazione, dolori ricorrenti in diverse parti del corpo, difficoltà a gestire i figli, idee di suicidio e autolesionismo, stato continuo di ipervigilanza. Molte donne sviluppano un vero e proprio Disturbo Post-traumatico da Stress, in cui le vittime si sentono vuote, stanche, prive di energia ed apatiche…sono come “anestetizzate”.

Aiutare le vittime di violenza

Le vittima di violenza domestica tendono a nascondere gli abusi, o a minimizzarli, ma qualora si confidino con qualcuno, o ci siano dei sospetti da parte dell’ambiente circostante, spesso ricevono risposte che purtroppo non le aiutano. Infatti, in buona fede, parenti e amici tendono ad assumere posizioni categoriche, arrivando ad esercitare sulla donna una pressione uguale e contraria a quella dell’oppressore. Più la vittima si sente giudicata, incompresa, prevaricata, più tende a chiudersi in se stessa e isolarsi, aggrappandosi ancora di più al carnefice.

Aiutare una donna vittima di violenza significa condivider con lei un lungo percorso, in cui è fondamentale lavorare per far sì che rinforzi la sua autostima, si riappropri di se stessa, del proprio punto di vista e del piano di realtà, riacquisendo fiducia in sé e negli altri per poter ricominciare a vivere una vita nuova.

Hanno bisogno di essere sostenute e protette non solo a livello sociale, ma anche a livello legale, economico e psicologico. Hanno bisogno di strutture in cui tutto questo sia possibile, di leggi che le tutelino, di servizi che li aiutino in questo lungo processo di ricostruzione della loro vita. Poiché la violenza priva la vittima innanzitutto del controllo sulla propria vita, ogni tipo d’intervento deve mirare a restituirle il potere che le è stato tolto, rispettando la sua volontà e rinforzando la sua possibilità di scelta, senza mai sostituirsi a lei nelle decisioni. La persona ha bisogno di riflettere sulla propria storia, sulla situazione attuale, ed essere aiutata a prendere decisioni consapevoli e a sviluppare strategie attive per riorganizzare e gestire la propria vita.

Anche gli uomini violenti hanno bisogno di essere aiutati nelle loro difficoltà relazionali, soprattutto da un punto di vista psicologico. Negli ultimi anni, sono nati, in tale ottica, alcuni centri dedicati a loro, che rispondono al bisogno di aiuto che si cela dietro il loro essere violenti nelle relazioni con l’altro.

UN PROMEMORIA FONDAMENTALE DA TENERE SEMPRE A MENTE: “La violenza non è forza ma debolezza, né mai può essere creatrice di cosa alcuna ma soltanto distruggitrice”
(Benedetto Croce).

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