REALTÀ EFFETTIVA E REALTÀ ALTERATA

ABSTRACT

Che cos’è la realtà? Cosa distingue ciò che è reale da ciò che non lo è? Forse il reale è ciò che si esperisce? Ciò che si vede e si sente? Allora perché si crede a un bambino che dice di aver visto volare un uccellino, ma non a un uomo che afferma di aver visto un elefante rosa con le ali? Cosa rende un sogno meno reale rispetto a un evento che viviamo quando siamo svegli? In quest’articolo verrà affrontato il tema della realtà, dando la sua definizione comune e quella secondo il punto di vista psicologico. Si mostrerà inoltre come la realtà di un evento può dissociarsi da ciò che è la normalità, adattandosi alla particolare situazione che si ha di fronte, come un’illusione percettiva, un’allucinazione o un sogno.

1. CHE COS’È LA REALTÀ?

Il dizionario Treccani definisce la realtà come una “qualità e condizione di ciò che esiste
effettivamente e concretamente”. Tale definizione è molto simile a quella data in psicologia,
secondo cui la realtà del mondo esterno è frutto di un processo percettivo: esso ci permette di
individuare determinati oggetti ed eventi che sono presenti fisicamente nell’ambiente esterno,
attribuire loro un significato, comprenderli, riconoscerli e categorizzarli, in modo da prepararci a
reagire ad essi. Ciò che viene percepito, concluso tale processo, prende il nome di percetto.
Nel dettaglio, la percezione si articola in tre fasi:
a. sensazione: è l’impressione soggettiva che si genera a una data intensità dello stimolo fisico;
parlando in termini fisiologici, i recettori sensoriali retinici recuperano e analizzano le
informazioni provenienti dal mondo esterno e, attraverso la produzione di impulsi nervosi, le
riproducono in esperienze soggettive.
b. organizzazione percettiva: i segnali che il cervello coglie dagli organi recettoriali vengono
integrati fra loro; tale processo è reso possibile grazie alle conoscenze che si hanno sul mondo
fisico, e che l’individuo possiede col fine di rappresentare internamente gli stimoli esterni.
c. riconoscimento e identificazione degli oggetti: in quest’ultima fase si attribuisce un significato
ai percetti.
Riassumendo, tramite il processo percettivo noi recuperiamo informazioni sensoriali presenti nel
mondo esterno, le analizziamo in modo da formare il percetto e infine attribuiamo a quest’ultimo un
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senso. Ma ciò che viene percepito come l’iniziale stimolo fisico, che poi il nostro cervello elabora,
equivale sempre alla realtà effettiva di come stanno le cose?

  • Assunzione della sostanza in dosi maggiori o per periodi più lunghi di quanto previsto
  • Desiderio persistente di ridurre o regolare l’uso della sostanza; possono essere riportati tentativi inefficaci di diminuire o interrompere l’uso
  • Molto tempo viene impiegato per procurare la sostanza, usarla o ristabilirsi dai suoi effetti
  • Desiderio intenso o irresistibile per la sostanza (craving)
  • Uso della sostanza in situazioni nelle quali è fisicamente pericoloso
  •  Uso continuo della sostanza nonostante ci sia consapevolezza di problemi causati o
    peggiorati dalla sostanza
  •  Bisogno di dosi maggiori di sostanza per ottenere l’effetto desiderato o effetto ridotto con dosi abituali (tolleranza)
  •  Sindrome che si verifica con calo di sostanza nel sangue e nei tessuti in una persona che ha mantenuto uso pesante e prolungato della sostanza (astinenza)

I disturbi indotti da sostanze comprendono invece l’intossicazione e l’astinenza. Nel caso specifico dell’intossicazione, la caratteristica comune a tutte le sostanze riguarda lo sviluppo di una sindrome reversibile dovuta all’assunzione recente della sostanza, con problemi che si sviluppano durante o dopo l’uso della sostanza; tale categoria di disturbi non riguarda il tabacco. L’astinenza invece prevede un cambiamento comportamentale problematico, associato ad aspetti fisiologici o cognitivi concomitanti, dovuto alla cessazione o riduzione dell’uso pesante e prolungato di una sostanza; la maggior parte delle persone con astinenza sente il bisogno di assumere nuovamente la sostanza per ridurre i sintomi.

2. LE ILLUSIONI PERCETTIVE

Guarda le seguenti immagini

Nella prima immagine è raffigurata un’anatra o un coniglio? Mentre nella seconda, si vede un cubo

con l’angolo A rivolto verso l’esterno e l’angolo B verso l’interno, o viceversa?
Queste due immagini sono degli esempi di illusione percettiva: con tale termine si fa riferimento
alla distorsione di una percezione sensoriale o cognitiva, dovuta ai processi di organizzazione e di
interpretazione dello stimolo fisico che mette in atto il cervello, nel momento in cui riceve delle
informazioni dal mondo esterno. In altri termini, quando il cervello recupera informazioni ambigue
circa lo stimolo esterno, fa riferimento al contesto (l’insieme delle nostre conoscenze e credenze
circa il mondo reale, dei nostri obiettivi e aspettative) per dare una interpretazione più coerente
possibile dello stimolo visivo che abbiamo di fronte. Le nostre conoscenze, quindi, guidano la
nostra percezione.
Sulla base di quanto detto, ne deriva che, nei casi degli esempi riportati sopra, le persone vedono
due percetti diversi circa lo stesso stimolo fisico che stanno osservando: tale interpretazione è in
continuo mutamento in base al diverso punto di vista che prevale.
Le illusioni percettive sono un esempio di come la realtà esperita delle cose non sempre equivale
alla realtà effettiva di queste: se così fosse, noi non dovremmo sottostare all’illusione, ad esempio,
di percepire prima solo un coniglio e poi solo un’anatra, ma dovremmo percepire insieme entrambe
le interpretazioni dell’immagine, ovvero un coniglianatra, perché d’altronde nell’immagine è questo
che si è voluto raffigurare. Eppure, il nostro cervello non ammette questa versione dello stimolo
fisico, poiché lo ritiene impossibile e incoerente con ciò che conosciamo, ma ci fa vedere
un’interpretazione fedele alle conoscenze che possediamo: sappiamo com’è fatto il becco di
un’anatra, sappiamo com’è fatto il muso di un coniglio e sappiamo che in natura non esiste un
animale che presenta un’unione delle due caratteristiche. Si può quindi dire che è il nostro cervello
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a decidere cosa dobbiamo vedere: infatti, noi esseri umani non vediamo il mondo con gli occhi, ma
con il cervello. Attraverso gli occhi captiamo le informazioni sensoriali, ma è poi il cervello che
elabora l’immagine che noi vediamo. È quindi plausibile affermare che sia il nostro cervello a
decidere per noi cosa è reale e cosa no?
Ci sono situazioni, però, dove anche il cervello “sbaglia” e non ci fa vedere il reale effettivo e
coerente delle cose, ma ci fa vedere l’impossibile, come un elefante rosa con le ali. Ma se l’essere
umano è abituato a fidarsi del proprio cervello, in un primo momento come fa a riconoscere che ciò
che sta vivendo è un’allucinazione?

3. LE ALLUCINAZIONI

L’allucinazione è definita come un “fenomeno psichico, provocato da cause diverse, per cui un
individuo percepisce come reale ciò che è solo immaginario”.
Mentre nelle illusioni si ha la presenza fisica dello stimolo, seppur in forma ambigua, nelle
allucinazioni questa viene a mancare: lo stimolo che si percepisce, infatti, viene soltanto
immaginato, poiché vi è alla base una disfunzione cerebrale di natura psichica o organica, l’abuso di
sostanze stupefacenti o farmaci, la deprivazione di sonno o una situazione di stress molto intensa.
Le allucinazioni, come le illusioni, possono coinvolgere diverse modalità sensoriali: esistono infatti
allucinazioni visive (che sono le più note e frequenti), olfattive, uditive o acustiche, gustative e
cenestesiche o tattili.
Ma perché il cervello ce le fa percepire? Perché sta soffrendo, e le cause sono molteplici. Per citarne
alcune:
 le allucinazioni visive sono presenti in diverse patologie neurodegenerative (ad esempio: la
demenza a Corpi di Lewy, la demenza di Parkinson, la malattia di Alzheimer e la sindrome di
Charles Bonnet), ma anche in disturbi mentali, quali la schizofrenia, e nel delirium tremens
(una manifestazione psicotica acuta della sindrome da astinenza alcolica);
 le allucinazioni olfattive possono nascere in seguito a un trauma cranico o a un’infezione che
causano una disfunzione del sistema nervoso centrale, o essere il sintomo di un tumore
cerebrale della corteccia olfattiva o della schizofrenia;
 le allucinazioni uditive, invece, sono presenti nel disturbo post traumatico da stress, nella
schizofrenia, nel disturbo bipolare di personalità e nel disturbo dissociativo della personalità;
 le allucinazioni gustative sono una caratteristica principale di alcune forme di epilessia, ma si
possono riscontrare anche nella schizofrenia e in seguito a lesioni organiche del cervello;
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 le allucinazioni cenestesiche o tattili sono tipiche in seguito all’amputazione di una parte del
corpo, dove la persona coinvolta afferma di sentire la parte amputata come se ci fosse ancora,
pur essendo consapevole che questa non ci sia più: questo perché il cervello presenta ancora la
rappresentazione mentale della parte del corpo che è stata rimossa, e sarà solo col tempo e con
l’esperienza che il cervello creerà una nuova rappresentazione corporea mentale adattandola ai
nuovi limiti corporei della persona. Anche le persone con schizofrenia o con gravi forme di
ipocondria possono esperire allucinazioni tattili. Tali allucinazioni possono far riferimento
anche a sensazioni isolate a una singola parte del corpo (come sentire caldo o freddo; avere la
sensazione che qualcuno ci stia toccando) oppure a dispercezioni che riguardano l’intero
emisfero corporeo (percepire il proprio corpo o parti di esso come deformi). A questo riguardo,
capita che le persone affette da eminegligenza personale o corporea, o emisomatoagnosia, un
disturbo dello spazio corporeo secondo cui non si riconosce una metà del proprio corpo,
sperimentino anche una sensazione di estraneità per una precisa parte di esso: ciò porta il
paziente a riferire che la mano o il braccio di sinistra non sono i suoi o che tutta la parte di
sinistra non gli appartiene. In alcuni casi, la persona può presentare anche somatoparafrenia, un
disturbo del pensiero che spinge chi ne è affetto a formulare idee deliranti sulla metà del corpo
che ignora (ad esempio si lamenta che qualcuno gli abbia messo vicino al corpo un braccio che
non è suo), fino a sviluppare reazioni emotive negative che lo portano a mettere in atto
comportamenti aggressivi (prendere a pugni la parte del corpo che ritiene non essere sua) o a
prendere decisioni estreme (volersi far amputare il braccio sano perché dice che non gli
appartiene).

4. IL SOGNO

Il sogno è il teatro della mente.
È capitato a tutti di sognare qualcosa di strano e che al risveglio è sembrato ancora più bizzarro; ma
mentre stavamo sognando, l’impossibile ci sembrava possibile e il surreale ci sembrava reale.
Perché questo succede?
Esistono diverse visioni sul significato del sogno: la più conosciuta è quella di stampo psicologico,
spiegata da Sigmund Freud nella sua opera “L’interpretazione dei sogni”.
All’inizio della sezione A (“La relazione tra i sogni e la vita da svegli”) del primo capitolo, Freud
cita le parole del fisiologo Burdach: “Nei sogni la vita di tutti i giorni, con le sue fatiche ed i suoi
piaceri, con le sue gioie ed i suoi dolori, non si ripete mai; al contrario, i sogni hanno lo scopo di
liberarcene. Anche quando tutta la nostra mente è presa da qualcosa, quando siamo abbattuti da un
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profondo dispiacere, o quando tutto il nostro potenziale intellettivo è assorbito da qualche problema,
il sogno non farà altro che entrare nella tonalità del nostro umore e rappresentare la realtà in
simboli”. Secondo Freud, infatti, i sogni sono l’appagamento di un desiderio inconscio: tramite i
sogni, le persone possono esprimere e realizzare i propri desideri, o pulsioni, in una forma
simbolica. Tale mascheramento è un meccanismo di difesa che la persona mette in atto per
proteggere i propri desideri, che nella vita reale sarebbero altrimenti proibiti.
Un’altra visione, totalmente divergente, sul sogno viene fornita dalle neuroscienze, la scienza che
studia il cervello: durante la fase del sonno REM (Rapid Eye Movements, o movimenti oculari
rapidi), la fase più profonda del sonno, si hanno i sogni vividi. Questi sono visti come il frutto
dell’attivazione di due strutture cerebrali: l’ippocampo, che è la sede di alcune tipologie di ricordi, e
l’amigdala, dove risiedono le memorie emotive. Per analizzare nel dettaglio il sogno, sono stati
condotti degli studi di neuroimmagine funzionale: tale tecnica è utilizzata per misurare l’attività
metabolica del cervello e infierire il collegamento fra l’attività di determinate aree cerebrali e
specifiche funzioni. Secondo tali studi, durante il sogno il cervello cerca di tessere una trama
narrativa coerente, utilizzando frammenti della vita reale del sognatore. Tali ricordi li recupera
attivando l’ippocampo e l’amigdala. Molto spesso, infatti, le persone sognano le loro
preoccupazioni della vita reale.
Se Freud ritiene il sogno come un luogo dove il cervello, come ente razionale, non detiene alcun
potere, poiché la realtà delle cose viene alterata e nascosta dietro oggetti ed eventi simbolici, le
neuroscienze suggeriscono l’idea che il sogno sia il palco dove si esibiscono, sotto la regia del
cervello, i frammenti più emotivi della nostra vita.

CONCLUSIONE

Secondo il dizionario, la realtà è ciò che esiste concretamente nel mondo effettivo. Molte sono le
situazioni, però, dove ciò che vediamo non sempre corrisponde a ciò che è reale: quando lo stimolo
fisico è ambiguo, infatti, come nel caso delle illusioni percettive, il nostro cervello cerca
l’interpretazione più coerente con le conoscenze che possediamo, e “devia” dalla realtà effettiva
dello stimolo fisico. Con le allucinazioni, invece, il cervello ci fa percepire degli stimoli
immaginari, che non esistono nella realtà, come espressione di un suo malessere organico o
psichico. Infine, con il sogno entriamo in un mondo che è interamente centrato su noi, sui nostri
desideri e sulle nostre preoccupazioni, che non sempre vengono mostrati sotto vesti coerenti e reali.
Ma questi fenomeni, seppur divergenti dal concetto di realtà, sono sbagliati? Cosa accadrebbe se
togliessimo alle illusioni, alle allucinazioni e ai sogni il loro essere incoerenti con la realtà effettiva
delle cose? Non le priveremmo di quel qualcosa che le rende uniche e affascinanti allo stesso
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tempo? C’è davvero bisogno di percepire la realtà come effettiva e concreta in ogni aspetto della
nostra vita? Se fosse così, alle illusioni verrebbe tolta la loro capacità di destare in noi stupore e
curiosità, alle allucinazioni la capacità del cervello di farci capire che sta soffrendo, e ai sogni la
possibilità di andare oltre i nostri limiti. Ogni cosa, a modo suo, ha ragione di esistere.

BIBLIOGRAFIA

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