DISTURBI DI PERSONALITÀ

ABSTRACT

Il presente articolo intende fornire una panoramica in merito ai disturbi di personalità, dandone una definizione e presentando i principali criteri sintomatologici nei manuali diagnostici più diffusi ed utilizzati attualmente. Nell’elaborato verranno esposti i due modelli di classificazione utilizzati nel DSM-5, delineando brevemente le caratteristiche fondamentali di ogni disturbo; successivamente verranno indicati i dati relativi alla prevalenza e trattati i fattori di rischio conosciuti (fattori genetici e fattori ambientali sfavorevoli). Saranno accennati i principali strumenti diagnostici ed infine i modelli di trattamento attualmente in uso per il trattamento (psicoterapia psicodinamica individuale, psicoterapia cognitivo – comportamentale, psicoterapia interpersonale, psicoterapia sistemico – relazionale, psicoterapia umanistica e psicoterapie di gruppo).

DISTURBI DI PERSONALITÀ E CLASSIFICAZIONE

Il concetto di personalità fa riferimento ad una modalità strutturata di motivazioni, pensieri, affetti e comportamenti che caratterizza il tipo di adattamento e lo stile di vita di una persona; essa dipende da fattori temperamentali, dello sviluppo e dall’esperienza.

Il “disturbo di personalità” è definito dal DSM-5 (manuale diagnostico specifico dei disturbi mentali) come pattern costante di esperienza interiore e comportamento che devia in maniera significativa dalle aspettative della cultura dell’individuo, è pervasivo ed inflessibile, ha esordio durante l’adolescenza o nella prima età adulta, rimane stabile nel tempo e provoca disagio o menomazione. Secondo la concezione dell’ICD-10 (manuale utilizzato per la diagnosi dalle strutture sanitarie pubbliche ed in ambito medico), il disturbo di personalità consiste invece in un grave disturbo della costituzione caratteriologica e delle tendenze di comportamento dell’individuo quasi sempre associato a conflitti sociali e personali.

I manuali diagnostici menzionati sono riconosciuti a livello internazionale ed evidenziano entrambi l’insorgenza precoce, la presenza di un disturbo del comportamento, la ripercussione che questo ha sul funzionamento globale dell’individuo e la cronicità del disturbo nel tempo; tuttavia, il DSM-5 riporta una definizione più ampia, prendendo in considerazione anche le sfere affettiva e cognitiva oltre a quella comportamentale.

Attualmente, il DSM-5 presenta un modello ibrido di suddivisione in cluster che affianca l’approccio dimensionale a quello categoriale: oltre alla valutazione della presenza o assenza dei sintomi, infatti, ne vengono valutate anche la gravità, l’intensità e la frequenza.

Secondo tale modello vi sono 10 disturbi specifici di personalità, suddivisi in tre clusters ossia raggruppamenti di disturbi che condividono alcune caratteristiche nella sintomatologia:

  • cluster A, caratterizzato da individui che appaiono strani o eccentrici. Di tale cluster fanno parte i disturbi paranoide, schizoide e schizotipico di personalità;
  • cluster B, formato da pattern di sintomi di amplificazione, problemi emotivi o imprevedibilità. In tale cluster sono inclusi i disturbi antisociale, borderline, istrionico e narcisistico di personalità;
  • cluster C, contraddistinto da sentimenti di ansia e timore. Tale cluster comprende i disturbi evitante, dipendente ed ossessivo-compulsivo di personalità.

Nello specifico, le manifestazioni salienti per ogni disturbo riguardano:

  • disturbo paranoide di personalità: sfiducia e sospettosità, per cui le motivazioni degli altri sono viste come malevole;
  • disturbo schizoide di personalità: distacco dalle relazioni sociali e da una limitata espressività emotiva;
  • disturbo schizotipico di personalità: disagio acuto nelle relazioni affettive, distorsioni del pensiero o della percezione e comportamento bizzarro;
  • disturbo antisociale di personalità: inosservanza e violazione dei diritti altrui;
  • disturbo borderline di personalità: instabilità delle relazioni, dell’immagine di sé e degli affetti e forte impulsività;
  • disturbo istrionico di personalità: emotività eccessiva e ricerca di attenzioni;
  • disturbo narcisistico di personalità: sentimenti di grandiosità, bisogno di ammirazione ed assenza di empatia;
  • disturbo evitante di personalità: inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e spiccata sensibilità per i giudizi negativi;
  • disturbo dipendente di personalità: sottomissione causata da un eccessivo bisogno di essere accuditi;
  • disturbo ossessivo-compulsivo di personalità: preoccupazione per l’ordine, presenza di perfezionismo ed esigenze di controllo.

UNA CLASSIFICAZIONE ALTERNATIVA: IL MODELLO DIMENSIONALE

Considerata la sovrapposizione di numerosi criteri nei vari disturbi menzionati, è stato proposto un modello alternativo che prevede una definizione di disturbi di personalità come compromissione moderata o grave del funzionamento della personalità associata a uno o più tratti patologici. La compromissione del funzionamento di personalità deve essere rilevabile in due domini, ossia quello relativo al Sé (suddiviso nelle componenti di identità ed autodirezionalità) e quello interpersonale (formato dalle dimensioni di empatia ed intimità). Il grado di compromissione di ciascuno dei quattro domini è valutato su una scala da 0 a 4, in cui il grado 4 rappresenta la massima gravità del problema.
Inoltre, deve essere rilevabile almeno un tratto di personalità patologico; gli aspetti cui si fa riferimento sono quelli di:

  • affettività negativa, ovvero la presenza di frequenti ed intense emozioni negative;
  • distacco, inteso come la tendenza ad evitare esperienze socio-emotive;
  • antagonismo, definito come la predisposizione a mettere in atto comportamenti che mettono l’individuo in contrasto con altre persone;
  • disinibizione, cioè impulsività e comportamento disinibito;
  • psicoticismo, ossia la manifestazione di comportamenti e pensieri bizzarri e insoliti.

Adottando questo sistema di classificazione, i disturbi di personalità specifici risultano essere sei, anziché dieci: disturbo di personalità antisociale, disturbo di personalità evitante, disturbo di personalità borderline, disturbo di personalità narcisistico, disturbo di personalità ossessivo-compulsivo e disturbo di personalità schizotipico.

DIFFUSIONE E FATTORI DI RISCHIO

La diffusione dei disturbi di personalità è stata rilevata essere del 5,7% nel caso dei disturbi del cluster A, dell’1,5% se si considerano i soli disturbi appartenenti al cluster B e del 6% per il cluster C. Inoltre, è stata stimata una prevalenza del 9,1% per ogni disturbo di personalità specifico, suggerendo una frequente concomitanza di diversi disturbi.

Tra i fattori di rischio coinvolti nello sviluppo di un disturbo di personalità sono da considerare:

  • Influenza genetica, in particolare per quanto riguarda il disturbo schizotipico di personalità: questo, infatti, sembrerebbe manifestarsi con maggiore probabilità nei parenti di primo grado di pazienti schizofrenici rispetto alla popolazione generale;
  • Fattori ambientali sfavorevoli, come ad esempio abusi e mancanza di cure adeguate durante l’infanzia, sembrerebbero portare ad una probabilità quattro volte maggiore di sviluppare sintomi di un disturbo di personalità rispetto ad individui non maltrattati. In particolare: l’essere vittima di un abuso fisico è il fattore correlato in misura maggiore con il disturbo di personalità antisociale, il subire un abuso sessuale con il disturbo di personalità borderline, mentre la mancanza di cure con i disturbi di personalità antisociale, borderline, narcisistico ed evitante. Inoltre, sembrerebbe esserci un’associazione tra l’esposizione al trauma precoce e l’aumento del rischio di sviluppare sintomi psicotici e/o di tipo borderline durante l’età adulta.

L’interazione dei due fattori, infine, sembra facilitare l’esordio di comportamenti di tipo antisociale e criminale.

STRUMENTI DIAGNOSTICI

Tra gli strumenti diagnostici per i disturbi di personalità si trovano:

  • MMPI-2: questionario autosomministrato, composto da 567 item a risposta vero/falso, che forniscono punteggio secondo 10 scale cliniche;
  • Rorschach: test composto da dieci macchie in bianco e nero e a colore simmetriche, di cui il soggetto deve dire cosa vede;
  • TAT: serie di 31 figure in bianco e nero in cui sono raffigurate una o più persone in un contesto di relazione e di cui vengono selezionate 20 immagini in base all’età e al sesso dell’esaminato; le figure sono somministrate con la richiesta al soggetto di raccontare una storia, precisando gli accadimenti precedenti, attuali e futuri;
  • Disegno: accuratezza e numero di particolari disegnati possono indicare il livello di maturità intellettiva del bambino;
  • WAIS: valutazione delle funzioni cognitive e dell’intelligenza, considerata come capacità generale di un soggetto di capire e far fronte al mondo circostante;
  • Assessment terapeutico: modalità collaborativa di assessment che può produrre anche effetti terapeutici.

TRATTAMENTI DISPONIBILI

I trattamenti riconosciuti per i disturbi di personalità sono le psicoterapie con diversi orientamenti ed in particolare: la psicoterapia psicodinamica individuale, la psicoterapia cognitivo – comportamentale, la psicoterapia interpersonale, la psicoterapia sistemico – relazionale, le psicoterapie umanistiche, le psicoterapie di gruppo. La psicoterapia ad orientamento psicodinamico promuove l’esplorazione di aspetti del funzionamento psichico e relazionale non direttamente accessibili alla coscienza e focalizza l’attenzione su come i processi e contenuti mentali inconsci influenzano costantemente la vita delle persone. La terapia ad orientamento cognitivo – comportamentale si fonda invece su una forma di intervento attiva, strutturata, centrata sul problema e limitata nel tempo, con l’obiettivo di modificare i difetti nelle attività di elaborazione delle informazioni: lo scopo del trattamento è quindi quello di identificare pensieri e condizioni distorte che derivano da credenze o assunzioni maladattive e modificarle. La psicoterapia interpersonale si basa invece sull’assunto che le condizioni di sofferenza in ambito interpersonale sono connesse alla sua sintomatologia, quindi il fine che si pone è quello di migliorare il funzionamento relazionale dell’individuo. La terapia sistemico – relazionale cerca di riconoscere e valorizzare i punti di forza che contraddistinguono la famiglia piuttosto che individuarne i deficit, cercando di costruire assieme al paziente modalità nuove di gestione dei problemi piuttosto che cercarne le cause.

La psicoterapia umanistica (o fenomenologica – esistenziale) considera il paziente nella sua totalità, assegnando al clinico il compito di aiutare l’utente a rivalutare ed esprimere in maniera autentica se stesso. Infine, le psicoterapie di gruppo utilizzano il contesto di gruppo per attivare processi terapeutici in grado di favorire il cambiamento individuale.

BIBLIOGRAFIA

AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, DSM-5. Manuale diagnostic e statistic dei disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014

CASTONGUAY L.G. & OLTMANNS, Psicologia clinica e psicopatologia: Un approccio integrato, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2016

LINGIARDI, GAZZILLO, La personalità e i suoi disturbi, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014

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