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CORONA VIRUS: ASCOLTIAMOCI CON COMPRENSIONE E SENZA GIUDIZIO

L’Italia, e tutto il mondo, si trova coinvolta completamente in un periodo di emergenza e crisi che mette a dura prova, ogni giorno, il nostro benessere psico-fisico.

Questa situazione ci porta a provare livelli di stress più o meno elevati; lo stress dipende, infatti, non tanto dall’evento scatenante quanto dal nostro modo di valutarlo. Per Lazarus (1966) la valutazione è “il processo mentale mediante il quale diamo ad un evento un significato soggettivo personale”. La valutazione dipenderà così non solo dal timore che qualcosa di importante sia messo in pericolo ma anche dalla stima che facciamo delle nostre risorse per affrontare il pericolo stesso.

Tuttavia, di per sé, lo stress non è un fattore negativo; bensì, è necessario fare una distinzione tra:

  • Eustress (o stress positivo) à un grado ottimale di stress migliora lo stato di salute, rende meno sensibili alla monotonia e affine le capacità di attenzione, concentramento, memoria, apprendimento e risoluzione creativa dei problemi.
  • Distress (o stress negativo) à si tratta di un continuo accumularsi e intensificarsi di “stressors” che porta a un’attivazione fisiologica e psichica eccessiva, imponendo all’organismo degli sforzi esagerati fino ad arrivare ad una fase di esaurimento.

La risposta di stress varia non solo nelle sue manifestazioni fisiologiche, ma anche in quelle cognitive, emotive e comportamentali; inoltre, è importante sottolineare che non tutte le persone sperimentano lo stress allo stesso modo o vivono le situazioni ad un uguale livello di attivazione. Ciò dipende, ovviamente, dalle diversità nella valutazione personale degli eventi o anche dalla particolare fase evolutiva in cui si trova la persona.

Il distress è causa di sprechi cognitivi, senso di frustrazione e di impotenza motivazionale, cognitiva ed emotiva:

  • Sprechi cognitivi à non si è in grado di focalizzarsi con libertà sugli impegni quotidiani, poiché la maggior parte dell’attenzione è spostata sullo “stressor” ed è impegnata nel trovare un modo per fronteggiarlo.
  • Senso di frustrazione à causa risposte di disorientamento, fastidio e rabbia.
  • Senso di impotenza (motivazionale, cognitiva, emotiva) à quando i numerosi sforzi per fronteggiare lo stress falliscono, non solo ci si arrende su questo fronte, ma ci si lascia andare e si perde interesse anche per gli altri impegni e per i “traguardi” più semplici da raggiungere.

Le aree motivazionali ed emotive sono sottomesse quasi totalmente:

  • Il soggetto si sentirà sopraffatto dagli eventi, ormai considerati incontrollabili (sensazione di apatia);
  • Il soggetto tende a non imparare più dagli errori commessi, anzi, eviterà di prendere nuove decisioni o mettere in atto azioni per non precipitare in situazioni spiacevoli;
  • Il soggetto si chiude in se stesso, subendo passivamente il ciclo degli eventi.

Come risposta naturale del corpo allo stress troviamo l’insorgere dell’ansia. Si tratta di un’emozione normale messa a punto dall’organismo come meccanismo di allarme per evitare dei pericoli che direttamente o indirettamente minacciano la sopravvivenza. Quando questa sensazione si presenta con una certa regolarità e con livelli sproporzionati rispetto allo stimolo, si può sviluppare un problema in grado di compromettere la qualità della vita a livello psichico e fisico.

L’ansia può presentarsi all’improvviso, come nel panico, oppure gradualmente, nel corso di diversi minuti, ore o giorni.

FRONTEGGIAMENTO DELLO STRESS E DELL’ANSIA – TECNICHE DI RILASSAMENTO

Il “rilassamento” è uno stato di calma e tranquillità, però vigile; non è da confondersi con lo stato di chi si sta riposando. È caratterizzato dalla mancanza di attivazione fisiologica (arousal) e dalla mancanza di ansia sia a livello fisico (tensione muscolare, tachicardia, irrequietezza, ecc.) che a livello mentale (pensieri che si affollano, voglia di scappare, paura, ecc.). Come la maggior parte delle cose, anche il rilassamento si può imparare. Se sei ansioso o soffri di stress probabilmente il tuo sistema nervoso autonomo simpatico è molto attivo.

Tuttavia, non si può decidere di inibire il sistema simpatico, poiché è il sistema deputato ad attivarci e a metterci in allarme. Esiste, però, un’altra parte di sistema nervoso autonomo, che è detto parasimpatico, ed è l’antagonista del sistema simpatico. Questo svolge l’attivazione opposta al precedente: ci fa rallentare il cuore, ci rende calmi, ci fa respirare più lenti e ci fa sentire tranquilli. Attivando il sistema parasimpatico possiamo allora facilmente indurre un rilassamento generalizzato.

Le tecniche di rilassamento hanno lo scopo di indurre uno stato di rilassamento mentale e fisico attraverso l’esecuzione di determinati esercizi, insegnano al soggetto strategie di riduzione dell’attivazione psicofisiologica e producono benefici anche di carattere cognitivo, in quanto ne aumentano il senso di autoefficacia. Tali tecniche, grazie all’azione che esercitano sulle componenti psicosomatiche, risultano utili in caso di ansia, fobie, rabbia e nella gestione dello stress in generale.

Le principali tecniche di rilassamento utilizzate in ambito clinico sono il “rilassamento muscolare progressivo” e il “training autogeno”.

Il primo, ideato da Jacobson (1938), ha lo scopo di indurre il rilassamento psicofisico attraverso tecniche volte a far raggiungere progressivamente una totale distensione muscolare: inizia con la contrazione volontaria dell’avambraccio destro e con il suo successivo “rilasciamento” – ciò finalizzato a far apprezzare la sensazione di rilassamento – proseguendo allo stesso modo con l’altro braccio e poi con tutti i gruppi muscolari, compresi quelli del viso, della lingua, degli occhi e della laringe (alternando contrazione e rilasciamento).

Il training autogeno è probabilmente la tecnica di rilassamento più diffusa e vanta svariate applicazioni in campo medico e psicologico; in effetti è una procedura molto efficace (Mishima, Kubota, & Nagata, 1999). Prevede la possibilità di indurre in se stessi uno stato di calma interiore e, come le altre tecniche di rilassamento, richiede un allenamento e una pratica costanti per arrivare ai risultati desiderati. Gli esercizi si svolgono ad occhi chiusi e riguardano differenti zone del corpo: braccia (prima il braccio destro, poi il sinistro), gambe, plesso solare, fronte e il corpo nella sua totalità; i parametri presi in considerazione per valutare lo stato di rilassamento sono la sensazione di calore e pesantezza del corpo, la regolarità e la calma del respiro, e la freschezza della fronte.

Infine, vorrei prendere in considerazione la tecniche della mindfulness. Tale termine si riferisce alla traduzione inglese della parola “sati” che, in lingua pali, significa “attenzione consapevole”. Dunque, a mindfulness è l’atto di “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante” (Jon Kabat-Zinn).

La mindfulness, negli ultimi anni, si è affermata come tecnica d’elezione per la gestione dell’ansia, dello stress, per la gestione delle emozioni, per la gestione del dolore cronico e per il miglioramento della qualità della vita.

Si tratta di un allenamento mentale dell’attenzione e della consapevolezza che viene svolto coltivando un atteggiamento di apertura e curiosità verso ogni sensazione, pensiero o immagine che si presenti. È un’impostazione mentale volta vivere nel qui ed ora, così da non perdersi in pensieri che ci portano dove vogliono loro. Essere consapevoli, in contatto con la propria esperienza del momento, senza intrappolarci nella modalità del “fare”, riduca ansia e pensieri negativi ed aumenti, all’opposto, felicità ed efficienza.

Usando le sensazioni del corpo come àncora possiamo imparare a rimanere nel momento presente, calmi e consapevoli, ed è così che impariamo come i pensieri siano solo pensieri e le emozioni siano solo emozioni; possiamo lasciarli andare osservandoli da lontano, senza reagire, senza perderci in essi.

BIBLIOGRAFIA

JACOBSON E., (1938), Progressive relaxation: A physiological and clinical investigation of muscular states and their significance in psychology and medical practice, Chicago: Univ. of Chicago Press.

KABAT-ZINN J., & University of Massachusetts Medical Center/Worcester, Stress Reduction Clinic, (1990), Full catastrophe living: using the wisdom of your body and mind to face stress, pain, and illness, New York: Delacorte Press.

LAZARUS R.S., (1966), Psychological stress and the coping process, New York: McGraw-Hill.

LO IACONO A., TROIANO M., (2002), Psicologia dell’emergenza, Roma: Editori Riuniti.

MELLI G., SICA C., (2015), Fondamenti di Psicologia e Pscioterapia cognitivo comportamentale: Modelli clinici e tecniche di intervento, Trento: Erickson, pp. 31-33.

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