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RECENSIONE:LO STRANO CASO DEL CANE UCCISO A MEZZANOTTE

Raccontare l’autismo servendosi delle pagine di un romanzo è senza dubbio un progetto di straordinario valore sociale. Sfruttare la potenza dello storytelling per costruire una narrazione efficace e facilmente fruibile su tale argomento è tuttavia un’impresa estremamente delicata.  L’autismo è in effetti un disturbo complesso, di cui in ambito scientifico si stenta a dare un’univoca definizione: come far sì che un romanzo apra empaticamente le porte ad una profonda comprensione di tale patologia?

 

Una delle risposte narrative più efficaci e ben riuscite su questo tema si ritrova tra le pagine di “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon.

Si tratta di una lettura per ragazzi assolutamente peculiare, ispirata per alcuni versi ai gialli di Arthur Conan Doyle e per questo avvincente: un’avventura raccontata attraverso la lente di una Sindrome di Asperger descritta con impareggiabile intimità, concretezza ed efficacia.

 

Christopher Boone, tredicenne protagonista del romanzo, è a tutti gli effetti un Asperger. Per via del suo disturbo, frequenta una scuola differenziata in un piccolo paesino dell’Inghilterra ed è senza dubbio un ragazzino intelligente e pieno di ambizioni. Ama infatti la matematica, e se non riuscisse a diventare un astronauta vorrebbe studiarla all’università assieme alla fisica. Spinto dal proprio insegnante di sostegno a scrivere un racconto di propria invenzione, il ragazzo si erge a voce narrante dell’intera opera: un congiunto di narrazione in prima persona e di focalizzazione interna che accompagna mano nella mano il lettore lungo la strada dell’immedesimazione, della conoscenza profonda di tutte le peculiarità del disturbo in questione. Per tutto il racconto Christopher indica con grande lucidità quei nodi che lo rendono un “diverso”: l’ansia sociale e l’odio verso il contatto umano con sconosciuti; l’amore/ossessione per le sequenze numeriche, per ogni oggetto o cibo rosso e per i gialli di Sherlock Holmes; la predilezione di un linguaggio concreto che non lascia spazio alla comprensione dell’ironia, delle bugie e delle metafore.

Ciascuno di questi elementi accompagnerà Christopher in ogni tappa della storia da lui narrata e realmente vissuta: dal ritrovo del cadavere di Wellington (cane della propria vicina) alle ostinate indagini in ogni famiglia del vicinato pur di trovare il colpevole; dalla scoperta di una verità tremenda sulla propria famiglia alla fuga da casa verso le mille insidie di una grande città come Londra.

 

Pur di conoscere il colpevole dell’uccisione di Wellington, Christopher si sottopone al rischio di contatto non desiderato con l’altro, ed è disposto ad affrontare il caos assordante ed accecante di Londra pur di fuggire da un padre bugiardo e ritrovare una madre che credeva morta.

Si assiste dunque a un capovolgimento di quella frequente ed ingiusta distinzione degli esseri umani in sani e malati, “disabili” e “normali”. Per una connaturata predisposizione alla verità, Christopher è pronto ad affrontare i propri limiti, trionfando nettamente su quel radicato e anomalo sistema di sotterfugi, menzogne, mezze verità di cui il mondo dei suoi genitori, dei vicini, dei “normali” è pregno. Affrontando i propri demoni, Christopher avrà la determinazione necessaria ad avvicinarsi ai propri sogni. Il brillante superamento di un esame di matematica preliminare all’iscrizione universitaria lo porterà ad affermare con decisione:

Poi mi laureerò a pieni voti e diventerò uno scienziato. E so di potercela fare perché sono andato a Londra da solo e perché ho risolto il mistero di “Chi ha ucciso Wellington?” e ho trovato mia madre e sono stato coraggioso e ho scritto un libro e questo significa che posso fare qualunque cosa.

Un messaggio ricco di autoconsapevolezza, contenente una profonda speranza: che non soltanto nei romanzi un ragazzo autistico venga scelto come vittorioso protagonista.

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5/5