LA RELAZIONE FRA IL DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’ E L’AUTOSTIMA

ABSTRACT

Nel presente articolo verrà analizzata la relazione fra il disturbo narcisistico di personalità e l’autostima. S’inizierà dando la definizione del concetto di autostima e analizzando il suo sviluppo all’interno delle varie fasi di vita della persona. Ci si concentrerà poi sul disturbo narcisistico di
personalità, illustrando i criteri diagnostici riconosciuti dal DSM 5 (l’edizione 5 del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) e le varie tipologie del disturbo, secondo lo psicologo Paul Wink, e come queste siano in relazione con l’autostima di chi ne è affetto. Si spiegheranno poi i modelli di eziologia del disturbo. Per concludere l’articolo, si illustreranno gli aspetti in comune e le divergenze fra questi due concetti.

1. L’AUTOSTIMA

1.1. Definizione

L’autostima si può definire come quel costrutto psicologico composto dalle autovalutazioni e dai giudizi che ogni persona ha di se stessa. L’autostima comprende la propria identità, l’immagine corporea e ogni capacità sociale.

1.2. Lo sviluppo dell’autostima

L’autostima inizia a presentarsi durante la prima fanciullezza (chiamata anche “seconda infanzia” e include il periodo che va, all’incirca, dai 3 ai 5 anni): durante questa fase, infatti, emerge nel bambino l’abilità di rappresentare se stesso e, quindi, la capacità di nutrire dei sentimenti nei propri confronti, ovvero avere autostima di sé. Tuttavia, i bambini di questa età non sono ancora in grado di verbalizzarla, e può essere inferita solo attraverso il loro comportamento: l’autostima è tanto più elevata quanto più i bambini sono curiosi, attivi e socievoli. Pertanto, durante questa fase, l’autostima è passiva, rispecchiando non tanto la percezione che il bambino ha di sé ma quella che hanno gli adulti.
A partire dai 7-8 anni, con il periodo della media fanciullezza, i bambini sperimentano le loro prime amicizie e la loro autostima include anche l’opinione dei propri amici e delle persone sociali che per loro sono più significative. È in questa fase che i bambini descrivono se stessi  2 attraverso i tratti di personalità, utilizzando le proprie abilità ma anche gli aspetti negativi.
Questa visione realistica di sé permette ai bambini di distinguere diverse componenti del Sé:
1) Il Sé reale, ovvero ciò che la persona ritiene di essere;
2) Il Sé ideale, che racchiude le caratteristiche e le abilità che il bambino ritiene essere importanti e sulle quali valuta se stesso;
3) L’autostima globale, ovvero il sentimento complessivo di soddisfazione o insoddisfazione per quello che si è.
L’impossibilità di ridurre la discrepanza fra il Sé ideale e il Sè reale fa nascere nel bambino una bassa autostima, in quanto emergono sentimenti negativi e l’insoddisfazione verso se stesso. Durante l’adolescenza, dagli 11-12 ai 20 anni, si ha l’introduzione del pensiero critico e della capacità di riflessione: queste abilità dovrebbero consentire all’adolescente di crearsi una più dettagliata consapevolezza della propria identità e delle proprie caratteristiche.

2. IL DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’

Il DSM 5 divide i disturbi di personalità in tre cluster:
– Cluster A: racchiude i disturbi bizzarri o eccentrici, e include i disturbi paranoide, schizoide e schizotipico di personalità;
– Cluster B: racchiude i disturbi drammatici, emotivi o erratici, e include i disturbi istrionico, narcisistico, borderline e antisociale di personalità;
– Cluster C: racchiude i disturbi ansiosi o impauriti, e include i disturbi evitante, dipendente e ossessivo compulsivo di personalità.
Con particolare riferimento al disturbo narcisistico di personalità, il DSM 5 definisce i seguenti criteri diagnostici:
A. Un quadro pervasivo di grandiosità (nella fantasia o nel comportamento), necessità di ammirazione e mancanza di empatia, che compare entro la prima età adulta ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da cinque (o più) dei seguenti elementi:
1) ha un senso grandioso di importanza (ed esempio, esagera i risultati e i talenti, si aspetta di essere notato come superiore senza un’adeguata motivazione);
2) è assorbito da fantasie di illimitati successo, potere, fascino, bellezza e amore ideale;
3) crede di essere speciale e unico e di dover frequentare e poter essere capito solo da altre persone (o istituzioni) speciali o di classe elevata;
4) richiede eccessiva ammirazione;
5) ha la sensazione che tutto gli sia dovuto, la irragionevole aspettativa di trattamenti di favore o
di soddisfazione immediata delle proprie aspettative;
6) sfruttamento interpersonale, cioè si approfitta degli altri per i propri scopi;
7) manca di empatia: è incapace di riconoscere o di identificarsi con i sentimenti e le necessità degli altri;
8) è spesso invidioso degli altri o crede che gli altri lo invidino;
9) mostra comportamenti o atteggiamenti arroganti e presuntuosi.

2.1. Le tipologie del disturbo secondo Paul Wink

Paul Wink, nel suo lavoro pubblicato nel 1991, riconosce la presenza di due tipologie del disturbo narcisistico di personalità:
a) Overt: presenta un’elevata autostima e una bassa tolleranza alle critiche, ha un atteggiamento sicuro di sé e svalutante degli altri e un ridotto livello di ansia nelle relazioni sociali. È una persona che mostra un distacco emotivo e scredita talmente tanto le relazioni affettive che finisce con l’evitarle completamente poiché potrebbero minacciare la sua grandiosità. Ciò che caratterizza il narcisismo overt è un atteggiamento sprezzante e superiore, un’ossessione per il successo, il bisogno di dominare o comandare, la mancanza di empatia e le relazioni sociali superficiali e aride. Manifesta la propria grandiosità mediante un carattere grandioso e arrogante, col tentativo di mascherare la propria insicurezza e depressione;
b) Covert: presenta un’alta sensibilità alle critiche, rimugina costantemente e ha una scarsa autostima. È una persona impaurita dal giudizio delle altre persone, con ansia costante ed evitamento di qualsiasi tipo di relazione, è introversa, vulnerabile. In età adulta mostrerà un attaccamento ansioso dovuto alla costante paura del rifiuto e dell’abbandono. Come meccanismo di difesa presenta la svalutazione del sé e l’idealizzazione degli altri. Questa tipologia di narcisismo mantiene i sentimenti di grandiosità, ma li nasconde dietro a un carattere timido e modesto, sintomi depressivi, difficoltà a mantenere una relazione a lungo termine e un atteggiamento ipercritico nei confronti delle altre persone. Manifestano la propria grandiosità attraverso un carattere insicuro e timido, per celare la propria idea di grandiosità.
In entrambe le tipologie di narcisismo, la persona è bisognosa di una costante ammirazione da parte degli altri, presenta fantasie di grandezza, sfruttano le altre persone, pensano che tutto gli sia dovuto, ricercano l’ammirazione altrui per aumentare la propria autostima, sono grandi manipolatori, arroganti, presuntuosi, con un eloquio polemico, trascurano i bisogni altrui e presentano difficoltà nel controllare i propri impulsi.

2.2. Eziologia del disturbo narcisistico di personalità

Per eziologia s’intende la causa (o più) che può dar origine a un disturbo. Per quanto concerne il disturbo narcisistico di personalità, vi sono due modelli che tentano di spiegare come si possa sviluppare in una persona il disturbo:
1) Il modello della psicologia del Sè: è stato fondato da Heinz Kohut, dopo aver osservato che le persone affette da disturbo narcisistico di personalità mascherano la propria autostima molto fragile dietro a uno spiccato senso d’importanza, un totale assorbimento in se stessi e a fantasie di successo illimitato. Per poter rafforzare il proprio sé interiore cercano la costante approvazione degli altri. Lo psicoanalista afferma che questo loro senso del sé incerto e insicuro possa essere stato generato da un atteggiamento di freddezza da parte dei genitori, oltre che da uno stile d’interazione in cui il bambino viene valutato quale mezzo per promuovere l’autostima dei genitori, e i suoi talenti e le sue abilità vengono eccessivamente enfatizzati. Ciò comporta lo sviluppo nel bambino di un senso di vergogna per ogni sua manchevolezza.
2) Il modello socio-cognitivo: tale modello è stato sviluppato da Carolyn Morf e Frederick Rhodewalt nel 2001 ed è costruito attorno a due concetti fondamentali:
– le persone con il disturbo narcisistico di personalità hanno un’autostima fragile, dovuto, in parte, alla loro volontà di mantenere l’idea di essere individui speciali;
– le loro interazioni interpersonali hanno come obiettivo quello di alimentare la propria autostima piuttosto che ad acquisire intimità o calore umano.
Diversi studi suggeriscono che le persone affette da questo disturbo presentano delle distorsioni cognitive atte ad aiutarle nel preservare le convinzioni grandiose su di sé (ad esempio, sopravvalutano l’attrazione che hanno sugli altri).

3. GLI ASPETTI IN COMUNE E LE DIFFERENZE FRA AUTOSTIMA E DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’

Si potrebbe pensare, superficialmente, che il disturbo narcisistico di personalità non sia altro che avere una grande autostima di sé, ma i due concetti, com’è stato spiegato nei paragrafi precedenti, sono ben diversi da ciò.
Nel 2016, i ricercatori Brummelman, Thomaes e Sedikides pubblicarono un articolo in cui hanno affrontato le tematiche del disturbo narcisistico di personalità e della stima di sé, analizzando quelli che sono i punti in comune e le differenze fra loro.
Il disturbo narcisistico di personalità e l’autostima nascono entrambi, in parte, dall’interiorizzazione dei complimenti che la persona riceve dagli altri per lui significativi, ma, mentre nel primo caso i complimenti fanno riferimento a una sopravvalutazione dei genitori (e ciò porta al pensiero maladattivo di “sono migliore degli altri”), nel secondo caso si riferiscono al calore genitoriale (e fa nascere nella persona il pensiero di autostima “io valgo” e la volontà di stare insieme agli altri).
Ritengono anche che in entrambi i concetti si possiede un pensiero positivo di sé, ma in maniera molto diversa: i narcisisti si ritengono superiori agli altri, mentre chi possiede un’alta autostima ritiene di valere.
Gli autori suggeriscono che il narcisista cerca l’approvazione degli altri, poiché il suo senso di superiorità è precario, in misura maggiore di quello presente nell’autostima: mentre ognuno può valere, non tutti posso essere superiori. Inoltre, il narcisista ha bisogno di una costante ammirazione da parte delle altre persone per mantenere il proprio senso di superiorità.
Al contrario di chi ha un’alta stima di sé, la persona affetta da disturbo narcisistico di personalità ha una valutazione negativa e inferiore degli altri: mentre all’inizio può sembrare una persona affascinante, più la si conosce e più questo suo aspetto si fa evidente. Una volta conosciuto questo suo lato, gli altri cambiano opinione su di lei, non gli danno più l’ammirazione che necessita e tendono ad allontanarsi.

CONCLUSIONE

Per chi non conosce affondo il disturbo narcisistico di personalità è facile ridurlo all’idea semplicistica, ed erronea, che equivalga all’avere un’alta autostima. Ma, come è stato spiegato in questo articolo, pur essendo due concetti che su certi aspetti si assomigliano, poiché fanno riferimento alle stesse tematiche, divergono sotto molti punti di vista: lo sviluppo, l’eziologia, la manifestazione e le implicazioni relazionali. Mentre il disturbo narcisistico di personalità è, appunto, un disturbo mentale e quindi deve essere curato, poiché crea disagio negli aspetti relazionali, sociali e lavorativi della vita della persona, l’avere autostima è un aspetto positivo del carattere di una persona, che le permette affrontare le difficoltà della vita e superarle trovando soluzioni efficaci, coltivare le proprie ambizioni e sviluppare una buona capacità relazionale.

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