vivere la perdita

VIVERE LA PERDITA DI UNA PERSONA CARA

ABSTRACT

Il presente elaborato ha lo scopo di fornire una panoramica di ciò che accade a livello emotivo, cognitivo e comportamentale in seguito alla perdita di una persona cara. Nello scritto saranno descritte le principali circostanze in cui può avvenire una separazione definitiva, le reazioni più comuni, i modelli di elaborazione dell’accaduto e verranno presentate le caratteristiche che distinguono un processo “normale” da uno problematico. Saranno infine menzionati i fattori che possono facilitare le persone ad affrontare la perdita, con le indicazioni circa le figure cui rivolgersi per avere supporto nella gestione di un processo tanto delicato.

SUBIRE UNA PERDITA

Durante il corso della propria vita, ognuno di noi si trova a dover affrontare la perdita di una persona importante. Vi sono svariate situazioni in cui questo può accadere: in particolare, può verificarsi un lutto anticipato (nel caso di grave malattia e successivo peggioramento, gli aspetti della perdita potrebbero essere affrontati prima che la morte sopraggiunga), può avvenire una morte improvvisa (nei casi di incidenti o arresto cardiaco, circostanza che sembrerebbe rendere il processo del lutto più difficoltoso) o a seguito di malattia oppure accadere che una persona decida di togliersi la vita, suicidandosi.

Il lutto rappresenta la reazione che si ha quando si perde una persona cara ed è influenzata dall’età e maturità del soggetto che la esperisce, dal legame con la persona scomparsa, dal tipo di morte avvenuta, dalle esperienze precedenti, dalla condizione socio-economica e dalle caratteristiche peculiari che contraddistinguono ogni essere umano.

A prescindere da tali fattori, le manifestazioni del lutto possono essere classificate in tre tipi:

  • Sentimenti, che possono variare in un’ampia gamma ma che solitamente coinvolgono tristezza, shock, affaticamento, struggimento, senso di abbandono, solitudine, rabbia, sensi di colpa e auto-rimproveri per le circostanze in cui è avvenuta la morte, paura, senso di impotenza, senso di liberazione e sollievo;
  • Fenomeni cognitivi, in particolare incredulità per il decesso, negazione della realtà, confusione, pensieri intensi riguardanti la persona defunta, convinzione che questa sia ancora presente e talvolta la presenza allucinazioni;

Fenomeni comportamentali, come ad esempio disturbi alimentari, del sonno, assenza mentale, ritiro sociale, ricerca della persona perita, iperattività inquieta, il frequente recarsi in luoghi o custodire oggetti che rappresentino un legame con il proprio caro oppure l’evitamento dei ricordi.

MODELLI DI ELABORAZIONE DELL’EVENTO

Lo psicoanalista Bowlby ha effettuato numerose ricerche coinvolgendo delle vedove ed ha formulato la teoria secondo la quale, nonostante l’intensità per il dolore per la perdita vari tra gli individui, esisterebbe uno schema di base di elaborazione del lutto. Questo processo prevedrebbe diverse fasi, osservabili in successione:

  • Fase del torpore, della durata da poche ore ad una settimana, in cui i sentimenti prevalenti sarebbero di sgomento, incredulità e senso di irrealtà;
  • Fase dello struggimento e della ricerca della figura persa, che potrebbe permanere per dei mesi o spesso anche alcuni anni, e durante la quale si proverebbe un dolore acuto;
  • Fase di disorganizzazione e disperazione, dominata da un senso di disperazione e caos nella vita quotidiana;
  • Fase di maggior o minor grado di riorganizzazione, nella quale avverrebbe un riassestamento.

Tale modello, seppur abbastanza verosimile, presenta il difetto di non tenere in considerazione che molto spesso nell’esperienza del lutto alcune fasi si sovrappongono e si verificherebbero talvolta dei ritorni a fasi precedenti anziché una progressione lineare.

In tempi recenti, Worden ha formulato un modello che ripropone lo schema di Bowlby definendo però i singoli aspetti del processo come compiti da svolgere anziché come stadi: in tale definizione, quindi, l’individuo assume un ruolo attivo e può scegliere in maniera personalizzata come e quando affrontare ciascun aspetto. Nello specifico, i compiti previsti da questo modello possono essere svolti in qualsiasi ordine, in maniera parallela o anche in sequenza, e sarebbero i seguenti:

  • Accettare la realtà della perdita. In un primo momento ci si sente impietriti, increduli, come se si stesse vivendo un incubo, e possono verificarsi dei tentativi di proseguire la propria vita come se non fosse accaduto nulla, negando l’evento e/o in alcuni casi la perdita stessa; è però necessario confrontarsi con la realtà e prendere consapevolezza di ciò che è accaduto per poter affrontare le conseguenze che ne derivano;
  • Attraversare i sentimenti del lutto. Solitamente i sentimenti di dolore per la perdita di una persona cara sono talmente forti che si cerca di evitarli concentrandosi a ricordare i momenti positivi o apportando grandi cambiamenti nella propria vita; negare le emozioni specifiche del lutto costringe a rendersi insensibili anche a qualsiasi altro sentimento e porta al rischio di sentirsi vuoti e perdere il contatto con se stessi;
  • Adattarsi a una vita senza il defunto. Un compito particolarmente difficile consiste nel cercare di colmare il vuoto lasciato dalla persona scomparsa, con il timore associato di farla morire definitivamente, e cercare nuovi modi di ridefinire se stessi; non gestire questi aspetti significa rischiare di bloccare la propria vita e di provocare in seguito la sensazione di non avere vissuto pienamente;
  • Collocare il defunto in uno spazio nuovo e continuare a vivere. Riconoscere lo spazio del defunto nella propria vita senza rinunciare ad essere felici per il timore di infangare il ricordo della persona persa o ai legami per prevenire dolori futuri è un altro importante aspetto da gestire durante il lutto per poter proseguire la propria esistenza.

LUTTO “NORMALE” E LUTTO “AGGRAVATO”

A seguito della morte di una persona importante, la relazione con questa viene mantenuta attraverso sogni, dialoghi, conservazione di oggetti e visite al luogo della sepoltura: ciò viene considerato normale se il rapporto viene rielaborato in relazione alla maturazione dell’individuo, aspetto dimostratosi un aspetto di aiuto nell’affrontare la vita.

Ci sono però circostanze in cui non si osserva alcuna evoluzione della persona in lutto e queste possono essere distinte in quattro casistiche:

  • Lutto esagerato, nel caso in cui la reazione di lutto venga percepita dal soggetto come troppo forte, si intensifichi nel tempo e porti all’esasperazione anche di altri sentimenti;
  • Lutto perenne, in cui il lutto dura estremamente a lungo (anche diversi anni) e vi è la percezione di non essere in grado di uscirne con le proprie forze. Atteggiamenti tipici sono il riferirsi alla persona defunta al presente, tenere un altarino in casa oppure avere la sensazione che il defunto stia costantemente al proprio fianco;
  • Lutto ritardato, che può verificarsi quando la reazione emotiva al momento della perdita è stata insufficiente e una successiva perdita (anche di entità minore e a distanza di tempo) fa emergere ciò che era stato precedentemente represso;
  • Lutto mascherato, ossia l’insorgenza di sintomi fisici, somatici o psichiatrici riconducibili ad una reazione luttuosa inespressa per via di forti difese.

In particolare, il DSM-5 definisce “disturbo da lutto persistente aggravato” la situazione in cui i sintomi del lutto persistano per almeno 12 mesi dalla perdita di una persona con cui si aveva una relazione stretta (6 mesi nel caso di bambini) e la presenza ed intensità di questi sia tale da avere conseguenze negative sul funzionamento dell’individuo. Tale circostanza si verifica in circa il 2,4%-4.8% delle persone e sembrerebbe riguardare in prevalenza le donne.

AIUTARSI E FARSI AIUTARE

Nei casi in cui la persona cara sia malata, per rendere meno difficoltoso il processo del lutto sembra essere molto importante poter risolvere le eventuali situazioni rimaste in sospeso, chiarire i malintesi, chiedere informazioni ed esprimere i propri sentimenti. Questo parrebbe essere un aspetto rilevante non solo per chi subirà la perdita, ma anche per la persona che si troverà ad affrontare la morte e che, potendo esternare i propri pensieri ed emozioni, potrà esperire una condizione di maggiore vicinanza e benessere psicologico. 

Inoltre, a seguito del decesso, il vedere e sentire i cambiamenti che avvengono al corpo della persona cara permetterebbero di prendere consapevolezza dell’accaduto evitandone la negazione, avviando in questo modo il processo del lutto.
Tra i vari fattori che paiono essere benefici per l’elaborazione della perdita, particolare enfasi viene posta sugli aspetti riguardanti l’espressione delle emozioni, tra cui l’organizzazione della cerimonia funebre (rituali, personalizzazione della tomba, etc), il prendersi il tempo di cui si ritiene di avere bisogno, sentire la vicinanza fisica di affetti significativi, l’essere ascoltati, trovare sostegno nella religione, ricordare la persona deceduta e attribuire un significato all’esperienza, giungendo a viverla anche come un’occasione di crescita personale  – talvolta apportando dei cambiamenti alla propria vita.
Inaspettatamente, anche il poter ridere e concedersi dei momenti di serenità, distraendosi dal dolore, è fondamentale per affrontare il lutto.

Nei casi in cui questo processo sia ritenuto particolarmente difficile da gestire, vi sono diverse figure professionali che possono fornire un aiuto: in particolare ci si può rivolgere ad uno psicologo con l’obiettivo di ottenere una consulenza limitata nel tempo per lo specifico problema legato all’elaborazione del lutto o ad uno psicoterapeuta che – a differenza dello psicologo – possiede tecniche e strumenti che mirano al conseguimento di un cambiamento profondo attraverso un percorso di durata non definita, affrontando quindi il lutto all’interno di un contesto più ampio. Inoltre, nei casi in cui si necessiti di un sollievo immediato a sofferenze particolarmente intense, potrebbe rivelarsi utile consultare uno psichiatra, ossia un medico specializzato che può prescrivere dei farmaci: la terapia farmacologica però – a differenza di quella psicoterapeutica – produce effetti temporanei e spesso costituisce un impedimento al processo di elaborazione del lutto in quanto spesso ne blocca l’espressione emotiva e provoca dipendenza; per questo motivo i farmaci si rivelano efficaci per la gestione del lutto, in casi gravi, se utilizzati in combinazione con un intervento psicologico e successivamente sospesi.

Infine, la situazione di gruppo (sia per quanto riguarda i gruppi psicoterapeutici sia quelli di autoaiuto, formati questi ultimi solo da pari anziché prevedere la presenza di uno psicoterapeuta) si è rivelata essere particolarmente efficace nella gestione di problematiche legate al lutto in quanto i partecipanti, oltre ad esprimere i propri pensieri e sentimenti, possono prendere consapevolezza che i propri vissuti e difficoltà sono condivisi anche da altri ed ottenere supporto o consigli per raggiungere determinati obiettivi.

BIBLIOGRAFIA

AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION, DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014

KRULL, Come affrontare la perdita di una persona cara. Un percorso emozionale consapevole e attivo per elaborare il lutto, Vicenza, Edizioni Il punto d’incontro, 2008

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