MEMORIA: HSAM E SDAM

ABSTRACT

In questo commento prenderemo in esame la memoria. Dopo aver fatto una panoramica generale necessaria alla comprensione della memoria come funzione e dopo averla definita nei suoi processi, nelle sue funzioni e nella classificazione delle varie forme mnestiche, ci soffermeremo sulla memoria autobiografica, prendendo in esame il lavoro svolto da Daniela J. Palombo, Signy Sheldon e Brian Levine intitolato “Individual Differences in Autobiographical Memory”, dove gli autori sono andati ad indagare due rare condizioni di alterazione della memoria autobiografica, la condizione HSAM (Highly Superior Autobiographical Memory) conosciuta anche come ipertimesia o sindrome ipertimesica e il suo estremo opposto SDAM (Severely Deficient Autobiographical Memory).

1.0 LA MEMORIA

La memoria per l’essere umano è una funzione psichica e neurale di assimilazione. Attraverso i nostri organi di senso l’essere umano riceve dall’ambiente dati sensibili che una volta percepiti, attraverso la mente e il cervello vengono elaborati e trasformati in ricordi ed esperienze. La memoria è essenziale per i processi di apprendimento, per lo sviluppo delle capacità cognitive, psichiche e fisiche di ogni soggetto. La memoria non deve essere considerata come un processo statico in cui semplicemente vi è una funzione di immagazzinamento, con una procedura automatica. La memoria è condizionata da molteplici fattori, con elementi cognitivi e elementi affettivi come le emozioni e motivazioni. La funzione mestica è un processo dinamico di ricostruzione e connessione delle nostre rappresentazioni estrapolate ed elaborate dalla ricezione dei dati dall’ambiente esterno. Prendendo in esame i lavori di S. Freud possiamo trovare appunto che l’autore connesse l’oblio ai meccanismi di difesa, nello specifico la rimozione, evidenziando così come la componente minacciosa e quindi ricollegabile a fattori emotivi venisse di conseguenza spinta a rimanere inconscia e quindi difficilmente recuperabile a livello conscio dall’individuo. A livello fisiologico si può spiegare la fissazione di un ricordo nella memoria come una modifica delle connessioni presenti nella rete neuronale, infatti grazie all’attivazione di un segnale nei neuroni postsinaptici si attivano geni e proteine. Quest’ultime si muoveranno verso le connessioni esistenti tra due neuroni con l’obiettivo di rinforzare la connessione e cos’ costruire le sinapsi. La memorizzazione avviene, appunto, grazie alla formazioni di specifiche reti neurali, inizialmente nell’ippocampo e successivamente in modo permanente nella corteccia. Tra le componenti principali deputate alla processo mnemonico sono l’ippocampo che appunto risulta indispensabile per la fissazione del ricordo in quanto partecipa alla codificazione dei dati provenienti dalla corteccia associativa celebrale. Un altro componente essenziale è l’amigdala che necessario per il modellamento e per la conservazione della memoria in quanto è l’organo deputato a definire le prercezioni emozionali ed affettive. SCANSIONE DEL CERVELLO DURANTE ATTIVITÀ MNESTICA FOTO PRESA DA VICE.COM

1.1 I PROCESSI MNEMONICI

Il processo di memorizzazione ha tre fasi fondamentali che rendono possibile l’assimilazione del ricordo e l’utilizzo di esso nel momento di necessità o a fronte di uno stimolo che aziona la rievocazione del ricordo. Il processo parte dall’acquisizione e la codificazione, ovvero la ricezione dello stimolo dall’esterno attraverso i nostri organi di senso e la trasformazione dei dati ottenuti in una rappresentazione interna che sia stabile e registrabile nella memoria. Dopodichè l’informazione si stabilizza nella nostra memoria e viene conservata per un tempo determinato e questa fase si chiama ritenzione ed immagazzinamento. In conclusione, dopo che l’informazione è stata registrata nella nostra memoria parliamo di recupero ovvero la capacita di recuperare l’informazione e riportarla a livello della consapevolezza. Questo processo può avvenire per richiamo, cioè un recupero mnestico diretto, oppure per riconoscimento, cioè mediato da uno stimolo associativo, ovvero al presentarsi di uno stimolo o un’emozione facilmente associabile al ricordo.

1.2 LA CLASSIFICAZIONE DELLA MEMORIA

Dopo aver compreso la funzione mnestica e il processo che la rende possibile, proseguiamo con la comprensione della classificazione. Il criterio di classificazione più diffuso è quello basato sulla durata della ritenzione del ricordo in memoria. Questa classificazioni si suddivide di conseguenza in memoria sensoriale, memoria a breve termine, memoria a lungo termine. Alcuni recenti sperimentazioni effettuate sugli animali hanno confermato la teorie che prevedono due differenti fasi della moderazione sinaptica nella memoria a breve termine. Con l’ausilio di proteine preesistenti viene modificato in modo temporaneo l’attività sinaptica della MBT, mentre la memoria a lungo termine necessita dell’attivazione di geni e la sintesi di proteine nuove con lo scopo di variare le sinapsi nella struttura e nella quantità. Detto ciò prendiamo in esame le varie categorie sopracitate.

  •  Memoria sensoriale: è un processo necessario per l’immagazzinamento di informazioni esclusivamente sensoriali. Questa memoria è il primo stadio della memoria, appunto perché consiste nella ricezione degli stimoli sensoriali dal mondo esterno, che appena percepiti in genere vengono tenuti in memoria per mezzo secondo nel caso degli stimoli visivi e per 3/4 secondi per quelli uditivi. Quindi possiamo affermare che la creazione di un ricordo avviene sempre partendo dalla memoria sensoriale.
  • Memoria a breve termine: viene anche detta MBT o memoria primaria o attiva e la parte ritenuta capace di conservare una piccola parte di informazioni chiamate span per una durata di circa 20/30 secondi. È opposta alla memoria a lungo termine. Spesse volte nel linguaggio comune viene travisata in quanto spesso si attribuisce alla MBT la capacità di ricordare avvenimenti recenti in termini temporali, infatti è importante specificare che la breve termine e lungo termine non si riferiscono alla collocazione temporale del ricordo ma alla durata della ritenzione in memoria. Entrando nello specifico la MBT si verifica quando i dati sono mantenuti nel circuito neuronale sotto forma di una blanda attività elettrica e vengono mantenute per circa 20/30 poi se non avviene la reiterazione elaborativa che permette il consolidamento dell’informazione nella MLT, le informazioni decadono. La MBT a sua volta viene suddivisa in ulteriori sottotipi funzionali: 
  • La WM (Working memory) sviluppata da Baddeley e Hitch nel 1974 con il tentativo di descrivere in modo più dettagliato il funzionamento della MBT. Viene definita come un sistema di immagazzinamento temporaneo e la prima gestione dell’informazione. La WM è composta da tre componenti: l’esecutore centrale ovvero il responsabile della coordinazione delle richieste cognitive, il loop articolatorio contiene le informazioni in una forma fonologica e il taccuino visus-spaziale che si occupa della codificazione spaziale e visuale dell’informazione percepita. Tuttavia Eysenck e Keane (2006) ritengono che il loop articolatorio sia molto più complesso di quanto Baddeley ed Hitch hanno ipotizzato, vengono, infatti, ipotizzate altre due sottocomponenti di questo sistema: una passiva basata sull’ascolto del linguaggio verbale e una attiva che si occuperebbe della produzione verbale. 
  • La memoria iconica: dimostrata da Sperling sarebbe un particolare tipo di memoria di cui solitamente non siamo consapevoli, che ci permette di ricordare uno stimolo visivo per alcuni istanti anche se esso è terminato. 
  • La memoria ecoica: anche detta memoria sensoriale uditiva. Questa capacità è di fondamentale importanza per la comprensione del linguaggio, in quanto permette di tenere in memoria per circa due secondi i suoni percepiti e in quanto le parole sono formate da suoni, risulta quindi fondamentale riuscire a tenere in memoria tutti i suoni che la compongono.
  • Memoria a lungo termine: viene anche detta MLT è quella memoria contenuta nel cervello che ha una durata variabile da qualche minuto ad un tempo indefinito. A differenza della MBT la MLT dipende dalla sintesi di nuove proteine (Costa-Mattioli, Sonenberg 2008). Questo processo avviene all’interno del corpo cellulare e riguarda i trasmettitori, i recettori e le nuove vie di sinapsi che rafforzano la comunicazione tra i neuroni. La MLT viene a sua volta suddivisa in sottocategorie funzionali: 
  • Memoria semantica: non è legata a fatti personali ma si tratta di quella memoria legata al linguaggio oppure alle conoscenze generali sul mondo come i contenuti appresi a scuola. La particolarità di questa tipologia di memoria è che non è legata ad alcuna particolare esperienza personale. Possiamo dichiarare che nella memoria semantica è presente l’essenza della nostra esperienza di vita. Sono stati esposti molteplici modelli di immagazzinamento di tale essenza dell’esperienza. 
  • Memoria procedurale: è quella memoria che consente all’individuo di svolgere determinate azioni e procedure senza pensare ad esse in modo consapevole. Quotidianamente ci affidiamo a questa tipologia di memoria a partire dal guidare un’automobile sino ad allacciarsi le scarpe. Tuttavia spesso utilizziamo il termine memoria implicita come sinonimo di memoria procedurale, invece molti autori dichiarano che i due si differenziano. La memoria implicita sarebbe la categoria “madre” dove contenuta quella procedurale e consisterebbe ogni forma di memoria non accessibile alla consapevolezza. Come ad esempio il Priming, quando i soggetti migliorano in alcuni compiti anche se sono stati preparati inconsapevolmente (Graf e Mandler, 1984) o l’effetto illusione di verità quando si giudicano vere affermazioni indipendentemente dalla loro veridicità perché sono state sentite precedentemente (Hashler, Goldstein e Toppino, 1977). Per far si che le abilità siano registrate nella memoria procedurale è necessaria soprattutto la pratica, anche se esclusivamente quella non garantisce l’aquisizione procedurale. Un aspetto fondamentale è la profondità della codifica del materiale da apprendere che a sua volta richiede una buona capacita di WM. Le capacità di eseguire una determinata procedura consiste in uno sforzo cognitivo per mettere in atto le funzioni da svolgere, i gesti da compiere,… affinché non avviene l’acquisizione che ci permetterà di rievocare la procedura in modo automatico e senza sforzo consapevole ogniqualvolta si presenterà la necessità. 
  • Memoria Episodica: è quella memoria basata principalmente su ricordi degli avvenimenti della nostra vita. Per l’argomentazione trattata di seguito questa categoria ci è particolarmente di interesse, infatti verrà approfondita nel prossimo capitolo. Il termine in questione fu coniato da Tulving nel 1972. La formazione di nuovi ricordi episodici richiede necessariamente il corretto funzionamento del lobo temporale mediale, struttura che include l’ippocampo. Ad esempio a fronte di lesioni o di disfunzioni di tale lobo temporale si ha la capacita di apprendere alcune abilità (memoria procedurale) ma sarà improbabile riuscire a ricordare gli eventi che ci hanno portato all’acquisizione di tale abilità. Alcuni ricercatori ritengono, inoltre, che la corteccia prefrontale aiuti ad organizzare i dati nella memoria, in questo caso una lesione o una disfunzione di tale corteccia porti ad un ricordo disordinato, appunto può essere ricordato con facilità ad esempio un oggetto visto in passato ma non viene ricordato il momento e il tempo in cui lo hanno visto (janowsky, Shimamura e Squire, 1989).

2.0 LA MEMORIA AUTOBIOGRAFICA

La memoria autobiografica quindi immagazzina tutti i fatti accaduti nella vita dell’individuo. Alcuni di questi ricordi possono essere più o meno vividi nella loro rievocazione, ed esso dipende sostanzialmente perché i ricordi sono inglobati in differenti reti di significato, come la conoscenza di noi stessi, delle nostre relazioni sociali, la conoscenza del mondo. Il ricordo può risultare più vivido nel momento in cui il significato emotivo o comportamentale ad esso correlato risulta più profondo per l’individuo. Bluck nel 2005 specifica che l’utilizzo della memoria autobiografica avviene per tre scopi precisi: per pianificare i propri comportamenti sia presenti che futuri, per avere cognizione delle interazioni sociali e per sviluppare la percezione della continuità della propria storia di vita.

2.1 PIANIFICAZIONE DEI COMPORTAMENTI

In questa specifica situazione le esperienze passate serviranno all’individuo ad orientare i comportamenti da mettere in pratica nel momento presente o futuro a fronte di determinate situazione. Inoltre le esperienze di vita serviranno all’individuo come ancora nei momenti di incertezza. In questo caso le esperienze immagazzinate nella nostra memoria autobiografica non serviranno solamente a dirigere i comportamenti, ma ci serviranno anche per capire il comportamento degli altri, inserendoli all’interno di una cornice di prevedibilità con l’obiettivo personale di comprendere il mondo (Robinson e Swanson, 1990). In conclusione di questa istanza è ormai palese come la memoria autobiografica abbia una funzione di apprendimento, perché appunto le condotte, i comportamenti, le strategie adottate in passato aiutano l’individuo ad adottare condotte differenti laddove quelle messe in atto in altre situazione siano state una fonte di sofferenza, di fallimento… al contrario dove sono stati ottenuti risultati positivi si potrà accingere al ricordo di tale condotta così da poter tentare la replica del risultato.

2.2 COGNIZIONE DELLE INTERAZIONI SOCIALI

In questa particolare istanza degli scopi per cui è utilizzata la memoria autobiografica, possiamo individuare come essa serva a costruire e mantenere nel tempo le relazioni interpersonali. Infatti l’individuo utilizzando i ricordi episodici come unità di misura e di confronto, avrà a disposizione informazioni necessarie per poter comprendere la natura delle relazioni così da poter decidere di conseguenza quali relazioni sia necessario per se stesso mantenere e coltivare, e quali invece abbiano la necessità di essere terminate.

2.3 SENSO DI SÈ

In questa situazione la memoria autobiografica ha un ruolo fondamentale. Nonostante nell’arco della vita di un individuo si possono presentare esperienze di tipo frammentario e disomogeneo e alle volte incongruenti con la personalità dell’individuo, la memoria autobiografica fa si che si crei un unitarietà dell’agire. In questo caso infatti la memoria autobiografica garantisce un senso di continuità di vita fornendo i costrutti necessari alla creazione dell’immagine di sé nel mondo.

3.0 Individual Differences in Autobiographical Memory

In questo lavoro svolto da Daniela J. Palombo, Signy Sheldon e Brian Levine, vengono presi in esame due condizioni estreme delle capacita mestiche autobiografiche: HSAM e SDAM. Nello specifico nel lavoro vengono prese in esame le varie sperimentazioni e casi clinici, seppur le ricerche sul tema in questione siano ancora carenti si tenta di inquadrare in modo dettagliato i due deficit in questione. Inoltre in questo studio vengono esaminate anche le varie “sfumature” meno estreme di tali condizioni. Prendendo alcune precisazioni dal lavoro in esame a livello anatomico i primi lavori suggeriscono differenze neurali nella memoria autobiografica ma viene suggerito la necessità di esami più specifici come ad esempio i sottocampi dell’ippocampo in quanto le sperimentazioni effettuate che, appunto, si sono focalizzate con maggiore enfasi sulla dimensione dell’ippocampo, non sono riusciti a trovare correlazioni tra memoria episodica e volume dell’ippocampo, infatti, tuttavia, il volume dell’ippocampo potrebbe non essere un indicatore abbastanza preciso. Altri studi mettono in risalto che le differenze individuali nella memoria episodicaautobiografica sono inoltre associate all’integrità della sostanza bianca del fornice. Mentre in un altra sperimentazione di un singolo soggetto HSAM è stata osservata un ipertrofia dell’amigdala associata ad una riduzione generale del volume delle regioni corticali e subcorticali, il soggetto in esame è congenitamente cieco e questo tuttavia potrebbe influenzare l’interpretazione di questi risultati. Un’altra sperimentazione sempre su singolo individuo HSA; porta all’osservazione nel soggetto del polo temporale destro più grande e un volume della corteccia peririnale destra più piccola e in misura minore della corteccia entorinale Sx rispetto ai partecipanti di confronto. Inoltre il paziente ha mostrati una profondità atipica del solco collaterale sx e un’anomalia della sostanza bianca che scorre attraverso le cortecce temporali mediali a sx. Queste variazioni, come specificano gli autori, evidenziano le differenze tra i soggetti HSAM dagli “atleti della memoria”.

3.1 HSAM

HSAM (Highly Superior Autobiographical Memory) o anche conosciuto come ipertimesia è quando un individuo possiede una memoria autobiografica superiore, tale da permettergli di ricorda gran parte degli eventi vissuti nella propria esistenza con estrema precisione e nitidezza. Nel 2006 è stata descritta per la prima volta. L’individuo ipertimetico riesce a ricordare con estrema precisione sia gli eventi personali sia quelli pubblici comunque che abbiano un significato per lui, quasi giorno per giorno. La rievocazione viene descritta come un insieme di associazioni incontrollabili e vivide rappresentazioni apparse nella testa del giorno in questione (Finkelstein, 2012) e queste affiorano inconsapevolmente e senza alcuna esitazione. Come specificato anche nel lavoro preso in esame, è importante distinguere HSAM dalle altre forme di abilita mnemoniche, infanti quest’ultime sono solitamente abilità apprese attraverso l’apprendimento di “trucchi” e/o strategie finalizzate alla ritenzione di serie di informazioni, al contrario dell’ipertimesia che risulta del tutto automatico e non controllabile dall’individue che ne è affetto. E’ importante specificare che il soggetto ipertimetico possiede un calcolo calendariale simile ai soggetti autistici o affetti da sindrome del savant, nonostante però non vi siano correlazione tra le varie condizioni si individuano anche altre similitudini tra le patologie, come ad esempio l’ossessione per i dati mnestici (Treffert, 2011). Nel lavoro degli autori viene preso in esame il caso di Jill Price segnalato nel 2006. Il soggetto in esame poteva ricordare quasi tutti i giorni della propria vita a partire dai suoi 11 anni, inclusi gli eventi pubblici. Come conseguenza della pubblicazione del caso di AJ da parte della University of California, Irvine, si fecero avanti molti persone che sostenevano di possedere qualità ipertimetiche, ma solamente alcuni di questi casi sono stati accertati. Nei test mostrano prestazioni normali su test neuropsicologici di attenzione, percezione, WM e funzioni esecutive. In conclusione tuttavia sembra che i soggetti ipertimetici abbiano complicazioni cognitive, in quanto sono inclini a perdersi nei ricordi, manifestando evidente difficoltà nel partecipare alla vita presente e futura. La difficoltà nella memorizzazione volontaria evidenzia l’impossibilità per questi soggetti di eccellere nei test di memoria, infatti questa condizione patologica non permette ad esempio di eccellere nello studio o in altri campi ove sia necessario l’immagazzinamento e la ritenzioni di numerose quantità di informazioni. SOGGETTO IPERTIMESTICO FOTO DA SINGULARITYHUB.COM

3.2 SDAM

All’estremo opposto del HSAM troviamo SDAM nota anche come Severely Deficient Autobiographical Memory, questi individui non sono in grado di ricordare vividamente le esperienze autobiografiche in assenza di patologia neurali rilevabili. Come i soggetti HSAM mostrano prestazione normali nei test neuropsicologici. Hanno la capacità di conservazione nella capacità di apprendere e conservare le informazioni attraverso la memoria semantica. Si può dichiarare che il deficit è specifico per la memoria episodicaautobiografica. Il criterio per l’inclusione primario in questa categoria è una memoria autobiografica carente o assente che può essere valutata attraverso il “Survey of Autobiographical Memory SAM”. Non sono note le cause dello SDAM però tutte le condizioni neurologiche note come causa di danni della memoria come ad es. Epilessia, Amnesia dello sviluppo, etc… sono escluse. FOTO DAGLI SDAM SRUDY DELL’ UNIVERSITÀ DI TORONTO

4 CONCLUSIONE

Come specificato nel lavoro preso in esame, sono state fatte pochissime ricerche sulle differenti condizioni HSAM e SDAM. Tuttavia grazie a questo lavoro possiamo dire che non vi sono correlazioni positive coerentemente osservate tra prestazioni cognitive e volume del cervello. Non è possibile ad oggi determinare, però, se le differenze strutturali osservate in HSAM e SDAM siano precedenti o siano conseguenza di queste sindromi o se siano epifenomeni alle loro alterazioni della memoria. Il lavoro suggerisce di incrementare la ricerca nell’analisi dell’importanza della memoria autobiografica per rilevare quali processi sono rilevanti per altre capacità cognitive o funzioni della vita quotidiana. Questo per permetterci una maggiore comprensione appunto delle due condizioni oggetto di questo scritto e della memoria autobiografica in se. Inoltre maggiori dati su tali condizioni permetterebbero anche l’eventuale sperimentazioni di strumenti terapeutici per il miglioramento di tali condizioni come ad esempio volte al miglioramento del controllo e nella gestione del ricordo per i soggetti HSAM o ad esempio per il potenziamento delle capacità mnemoniche-episodiche dei soggetti con SDAM.

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA

  • Daniela J. Palombo, Signy Sheldon, Brian Levine intitolato “Individual Differences in Autobiographical Memory” 
  • Daniela J. Palombo, C. Alain, H. Soderlund, W. Khuu, B. Levine, “Severely deficient autobiographical memory (SDAM) in healthy adults: A new mnemonic syndrome”, 2015 • A. Baddeley, “La memoria coma funziona e come usarla”, Laterza, Roma-Bari, 1993
  • Alain Lieury, “La memoria”, 1996 
  • Endel Tulving, “Precies of elements of episodic memory”, 2010 
  • Ghilardi M., Casadio A., “ Le basi neuroniali e molecolari della memoria ”, 2002 
  • J.S. Janowsky, A.P. Shimamura, L.R. Squire, “Source memory impairment in patients with frontal lobe lesion”, 1989 
  • A. Baddeley e G.J. Hitch, “Working memory”, 1974 
  • Fuster, “La localizzazione della memoria”, 2002 
  • https://www.stateofmind.it/tag/memoria-autobiografica/
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